a cosa sta ‘servendo’?

In un’estate un po’ così, poche occasioni di ‘evasione’.

Fra queste una cena con persone che considero, prima di ogni cosa, amici e con ottime ragioni, confermate -appunto- anche dalla cena in questione.

Durante la quale uno di loro mi ha chiesto conto del mio -evidentemente non troppo dissimulato- ‘scarso entusiasmo’ per papa Francesco. Una domanda che ha finito per ‘monopolizzare’ la discussione di almeno metà tavolata per almeno mezz’ora.

Una cosa, già così, davvero importante: chi lo dice che la gente ‘se ne frega’ delle cose di Chiesa? chi lo pensa che -in fondo a ciascuno- certi temi non siano sentiti, vissuti, pensati?

Con un paio di posizioni sfumate (sto parlando di amici tutti di una certa cultura) mi sono trovato in totale minoranza: diciamo, col… mio solo voto a favore.

Inevitabile, nella discussione, anche il ‘confronto’ con il Papa emerito, a conferma che anche questo è un ‘problema’, un fatto che ‘colpisce’.

Naturalmente, il succo della discussione verteva su questo: la presunta ‘ipocrisia’ di una ‘Chiesa del prima’ da cui la ‘Chiesa del dopo’ sta prendendo le distanze, marcando le differenze, ‘finalmente’.

A un certo punto -anche per ‘rompere’ un pochino quell’amichevole ‘assedio’- ho posto una domanda: “quanti di voi, che non ci andavano prima, di fronte alla ritrovata ‘schiettezza’, ‘semplicità’, all’essere ‘più alla mano’ della Chiesa della Misericordia, sono tornati a messa o ad una maggiore pratica di preghiere e sacramenti?”

La risposta è stata schietta e sincera: nessuno.

L’amico che ha iniziato la discussione si è fermato, pensoso, riconoscendo che questa era sicuramente una questione non trascurabile.

Tanto quanto quella che mi sono posto io, per l’ennesima volta, alla fine della serata: tutto quello a cui -noi che ecclesialmente ‘stiamo sul pezzo’- stiamo assistendo, di preciso, a cosa sta ‘servendo’?

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