Non posso non dire qualcosa, e forse dirò troppo.
Ma, per iniziare, un aneddoto personale.
Una sera di dieci giorni fa, mentre salivo a Siracusa verso la Piazza del Duomo, m’intrattenevo al telefono con Vittorio Messori.
Era stato lui a chiamarmi: per ringraziarmi e per raccontarmi di questi mesi senza Rosanna. Quella sera rimarrà sempre nel mio cuore, perchè, finalmente, ho potuto ringraziare io stesso Vittorio, per avermi -letteralmente- cambiato la vita.
Io non so, davvero, cosa sarei stato senza quello che considero un padre nella fede; perchè la mia fede è imperniata sulla ragione e le due, ragione e fede, si sostengono graniticamente l’una con l’altra.
Mi sono commosso, anche perchè Vittorio mi raccontava dei suoi giorni da solo. E di un episodio molto… messoresco.
In particolare, il giorno in cui, uscito di casa una delle prima volte dopo la morte della moglie, veniva fermato da quella che era una loro amica, la quale gli raccontò come Rosanna, apparsagli in sogno la notte prima, le avesse raccomandato di non pregare per lei, atteso che -dove si trovava- ‘stava bene’.
Ma, si sà, l’emozione può anche suggestionare gli amici.
Il fatto è che, pochi minuti dopo, Messori viene fermato anche da una semplice conoscente, la quale gli riferisce …il proprio sogno nel quale Rosanna spiegava, ancora, di non aver bisogno di preghiere, perchè ‘stava bene’.
Vittorio ci era, però, arrivato prima: lui non ha pregato -dopo la sua morte- per Rosanna, ma aveva iniziato a pregare Rosanna.
Tutto questo mi spiegava Messori, mentre -dalla Marina- salivo lungo una Hiera odòs, una via sacra: verso quello che era stato il Tempio di Atena, la Dea della Ragione, e che divenne la prima chiesa cristiana dell’Occidente.
In questi giorni, questa suggestione mi ha ossessionato.
Così, poco fa, nella Chiesa Madre della mia città, ho elevato la mia prima preghiera a Joseph Ratzinger, Benedetto XVI: non PER lui, ma A lui.
Di fede e ragione che si incontrano, si arricchiscono, si scambiano i loro ineffabili doni, ce ne vorrà ancora tantissima: che meglio di lui, potrà intercedere per farcene avere e in abbondanza?
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Pensando a quando ci avrebbe lasciato, ho creduto che Papa Ratzinger potesse morire l’11 febbraio.
La fregola delle ‘coincidenze’ mi ha fregato: ma l’istinto -non appena saputo dell’aggravamento delle sue condizioni- mi aveva portato a cercare San Silvestro.
E oggi, che è San Silvestro, se n’è andato.
Silvestro, il 33° nella successione apostolica, fu Papa di inizi e di fini.
Le leggende non cancellano il suo rimanere all’ombra del primo Imperatore cristiano, Costantino: ma è sotto il suo pontificato che vengono fulminati donatismo e arianesimo da due vitali Concilii.
Alla debolezza del Papato, attaccato da correnti eretiche molteplici e profondamente penalizzato dal fatto che esse si diffondevano soprattutto dalle periferie. La Chiesa era quasi al collasso.
Fu allora che, tuttavia, un moto provvidenziale -perchè la Provvidenza ha modi abbastanza spicci e se ne frega sin troppo delle sottigliezze stilose- investì l’autorità politica del compito di occuparsi dell’emorragia.
La quale finì proprio a partire da allora e nonostante l’imperatore, per opportunità, divenne ariano…
Silvestro rimase nell’ombra e, allora, agì apertamente una forza ‘in dualismo’ con il Papato: l’Imperatore. Questo ricorda moltissimo il nostro oggi, a partire dall’insediarsi di un dualismo in quella Cristianità.
Ma, dall’ombra, seppe agire e molto di quello che è -da secoli- un oggi cattolico partì da quel pontificato: su suo suggerimento, l’imperatore fondò la basilica di San Pietro sul Colle Vaticano tumulandovi il corpo di Pietro, e sviluppò la liturgia, aprendo le porte al primo martirologio romano. Il Credo Niceo, il credo dei cattolici, con il Filioque, iniziò ad essere proclamato da allora: curioso per un Papa che è santo anche per gli cortodossi.
Allora si costituì -quindi- lo spazio sacro del Vaticano che oggi simboleggia, anche nell’inevitabilissimo aspetto temporale, l’infuenza, il prestigio e -perchè no?- anche il potere della Chiesa: spazio rimasto l’unico sin d’ora, baluardo terrestre e terraneo dell’ordinamento ecclesiale.
Benedetto, con l’abito bianco, ha voluto rimanere dentro quel ‘recinto sacro’ (e, come detto, non solo) che Costantino costruì su suggerimento di Silvestro.
C’è di che pensare, specie se consideriamo la diffusissima letteratura che ha voluto Benedetto come l’ultimo ‘residuo’ del katechon…


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