altri appunti sul cavaliere oscuro

Sono andati perduti, col mio vecchio blog, gli ‘appunti per una (azzardata?) teologia del Cavaliere Oscuro’ che scrissi tempo dopo aver visto quello che resta ancora il mio film preferito.

Ho tentato di riscriverne, approfondendo l’analisi: ma Nolan è inesauribile o, forse, è inesauribile l’effetto che mi fa pensarne battute, scene, immagini…

Così, ora che sono passati dieci anni, mi ritrovo a riparlarne.

Se vi va, ecco qualche suggestione.

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Capisco chi, in fondo, non lo prende sul serio: The Dark Knight è un film sui fumetti ed un film -alla siciliana- ‘mascaratu’.

La maschera è tutto e l’impetuoso, complesso svolgersi della storia -che ad una prima visione lascia attoniti, esausti e anche un po’ storditi- aiuta moltissimo a ‘coprirne’ i forti messaggi.

Ma non è solo che il film, in sè, mascheri una potente riflessione sul bene ed il male, sul male usato come strumento del bene, e sull’idea (che Joker incarna) che, in fondo, il vero bene di ciascuno sia fottersene totalmente degli altri.

No: è che ci sono proprio le maschere. Se vogliamo, sempre sicilianamente, proprio ‘i pupi’: volti coperti (Batman), sfigurati (Joker), devastati (Harvey Dent).

E le maschere, fa dire Nolan a Bruce Wayne nel film precedente e nel film successivo della Trilogia, servono ‘a proteggere le persone che ami’.

Dalle ritorsioni, è ovvio, se si vuole combattere il crimine.

Ma sono da anni convinto che Nolan faccia dire questo al suo eroe, perchè lo fa egli stesso: un progressivo e coinvolgente discorso ‘conservatore’ (dei valori che si stanno perdendo, sui quali molti oggi sputano), mascherato da allegorie apparentemente innocue.

A Hollywood non sono linci, ma neanche stupidi e lo hanno col tempo capito: quindi -per Nolan- non ci sarà, da parte di quel mondo fatto, per lo più, di depravazioni, alcun Oscar o roba simile…

Poco male, anzi…

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La maschera del Cavaliere Oscuro evoca l’armatura medioevale: lo hanno notato amici più bravi e preparati di me. E questo film, il suo finale, ne sono la prova: Batman non cerca ‘riscontri’ immediati alle sue gesta; lo fa perchè è giusto farlo. Ecco perchè rifiuta il ‘grazie’ di Gordon.

Un simbolo non va identificato con un uomo: l’armatura e il cappuccio possono indossarlo tutti, implicano certo difesa dell’identità, ma anche il suo annullamento.

La gloria di questo mondo, l’essere riconosciuti eroi e profeti OGGI, ‘puzzano’, perchè costituiscono già un premio, un incentivo spurio. Al contrario: chi vuole essere un simbolo deve -come scrissi- ‘farsi peccato’, sopportare il fardello dell’incomprensione, del travisamento, della maldicenza. Ed -anzi- accoglierli, stornandoli da altri.

La maschera di Joker si disfa in continuazione: trucco bianco e rossetto si liquefanno perchè la sua maschera non deve mica coprirlo; lui, per definizione, non deve e non vuole difendere nessuno, anzi, l’altro è un ostacolo, un giocattolo, un oggetto da manipolare. Più si rivela, più la vernice si scioglie e il suo volto mostruoso si espone, più egli è sè stesso.

In Harvey – Due Facce, la maschera è il volto stesso del paladino della legalità: una maschera bifronte, ambigua. Metà rimasta quella del procuratore di Gotham, che ha messo in ginocchio la mafia, metà le sue viscere facciali, ripugnanti esposte nel dolore; un dolore non più nascosto ma che ‘si fa legge’ contro i colpevoli della morte della donna amata. Il dramma dell’uomo di legge, se vogliamo che rischia di sfigurare la sua immagine se abbandona il sentiero della forma…

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Insomma: The Dark Knight è un film sui ‘pupi’ di un ‘puparo’ molto intelligente e furbo.

Ecco perchè, a un siciliano come me, evoca cose, nel loro essere antiche, ogni volta nuove…

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