apostasia ‘silenziosa’? si, un abbozzo di perche’…

Come i dodici (troppo impegnativo, facciamo undici…) lettori di quello che scrivo sanno, molto del mio ‘lavorio politico’ in questo ultimo mese era finalizzato a denunciare e far comprendere i contenuto fortemente anticattolico del grillismo (in un quadro di complessiva mancanza di contenuti).

Nel farlo, ho sempre avuto davanti l’immagine del ‘credente’ medio a cavallo fra questi due millenni: uno che poco sa, e molto meno si premura di sapere cosa la propria fede in Cristo, vissuta in pienezza, significhi e comporti, tanto nel privato quanto nelle sue ricadute pubbliche.

Ed ho sempre avuto presente il progressivo processo di svalutazione di ogni incidenza della fede cattolica su ogni aspetto delle vita.

Cionostante, molte persone ancora si definiscono ‘cattoliche’ poichè sentono di appartenere alla Chiesa cattolica, pur in presenza di una pratica debole, o distratta, ovvero anche forte della realtà ecclesiale.

In nome di questo cattolicesimo sentito ancora, nonostante tutto, come ‘abito’ della propria religiosità e della propria storia personale, ho assistito in questa campagna elettorale a frequenti episodi di ‘scomunica’ reciproca.

Qualche esempio: i credenti militanti nel centrodestra che ‘scomunicavano’ quelli del centrosinistra per avere essi sposato partiti resisi protagonisti della c.d. deriva antropologica e della violazione normativa dei c.d. principi non negoziabili. O, dall’altro lato, le ‘controscomuniche’ dei credenti di centro sinistra contro quelli, militanti nella Lega, contrari all’immigrazione selvaggia, contrarietà ritenuta opposta al Vangelo stesso.

E’ chiaro anzitutto, che -vista la scarsità con la quale la Chiesa istituzionale ha usato negli ultimi due decenni la sanzione della scomunica- questa deve, forse, un pochino mancare incosciamente, visto il modo con la quale la adottiamo gli uni verso gli altri.

Ma, aldilà delle battute, questo scontro è esso stesso segno di una grave perdita del sensus fidei: le scomuniche, infatti, le dovrebbe praticare la Gerarchia che, invece, si rifiuta di farlo poichè apparirebbe essere troppo ‘lontani’ farlo.

E, in verità, questo scomunicarsi è segno di un progressivo e più preoccupante fenomeno: quello di una apostasia praticata a pezzi, sia pure inconsapevolmente, da tutti.

A pezzi poichè, ad esempio, il non considerare decisivo il piano di smantellamento e di sconfessione legislativa dei principi non negoziabili è mancanza grave rispetto a contenuti delle morale cattolica fino a pochi anni fa ritenuti incontestabili (e, quindi appunto, non negoziabili): Così come lo è non porsi seriamente il problema dell’accoglienza di un profugo (e quando dico seriamente, mi riferisco a tutti gli aspetti del problema, umanitari e di ordine pubblico inclusi).

Questa apostasia a pezzi -che va di pari passo alla trascuranza del semplice fatto che il Vangelo dovrebbe essere meditato e tradotto in vita tutto e non solo a pezzi, secondo convenienza personale o politica- è però inconsapevole ed, anzi, tanto più si alimenta della convinzione di essere sulla strada giusta proprio per il fatto di praticarla.

Ma, cionondimeno, resta un modo di abiurare inconsapevolmente alla propria fede o, almeno, alla propria appartenenza alla Chiesa cattolica.

Ed è, cosa terribile me ne rendo conto, fatto che non esclude il presbiterato il quale, nelle migliore delle ipotesi, tace disorientato o, peggio, indifferente se non complice.

Ed è un discorso che va ripreso.

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