ausnahmepontifikat

Qualche settimana fa è successo questo: due lettere private del Papa Emerito, inviate ad un suo caro amico, Principe della Chiesa, oltre che uno dei più importanti storici viventi della Catholica, Mons. Walter Brandmüller, sono state rese pubbliche da un giornale tedesco.

Le due lettere sono sicuramente private ed hanno, come può capitare fra amici fraterni, un tono ‘aspro’: Brandmüller non si è mai capacitato ed ha criticato in tutte le occasioni possibili la rinuncia da parte di Ratzinger all’esericizio del Pontificato.

Quest’ultimo ha risposto come vedremo.

Pochi, da allora, si sono posti il problema di come sia potuto accadere che questi due scritti siano stati resi noti, peraltro per essere intesi quasi a supporto -secondo una lettura superficiale, sia pur legittima- dell’operato di Papa Francesco.

Chi le ha rivelate? Perchè il Papa Emerito non si è lamentato della loro pubblicazione, come in altri casi è pure accaduto?
E’ possibile che, nel loro contenuto, via sia qualcosa che meritasse di essere portato al di fuori del privatissimo ‘scontro’ fra due amici, sia pure di tale peso e importanza?

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Non è sfuggito che, nel secondo dei due testi, Joseph Ratzinger abbia ‘inauditamente’ citato un piccolo, ma denso libello, scritto e prefato nel 2017 da due Autori… dalle chiare origini siciliane, Fabrizio Grasso e Fabio Adernò : ‘La Rinuncia : Dio è stato sconfitto?’.

Libro la cui lettura, ripetuta (come per i libri densi e da meditare), schiude un sipario da cui, in precedenza, si erano aperte solo piccole ‘fenditure’.

Un sipario che, prima di tutto, illumina e spiega il contenuto, il tono e il contesto (tutti tedeschi) delle due lettere di Benedetto a Brandmüller, laddove -lo scrivo così per ‘drammatizzare’- il primo sembra dire al secondo, quasi ‘rimproverandolo’: ‘è possibile che tu, che sei tedesco come me e che hai studiato e conosci Carl Schmitt come me, non capisci cosa ho inteso fare, rinunciando?”

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Si è così accesa una luce, un lampo che ha abbagliato per un attimo un sentiero sconosciuto e, diciamolo pure, infido.

Un sentiero che Grasso -cogliendo sapientemente le tracce lasciate qui e là in questi anni dal 2013, sopratutto quella ‘sbriciolate’ dal fido collaboratore di Benedetto, Mons. Georg Gänswein- ha cosparso di altri punti luminosi quasi tutti coincidenti con l’applicazione della categorie del politico e del potere formate dal pensiero schmittiano alla scelta fatta da Ratzinger.

A cominciare da quella sconcertante e dirompente idea del ‘Pontificato di eccezione’, ‘Ausnahmepontifikat’, che è già -di suo- tutto un programma densissimo: perchè rende potentemente l’idea dei tempi assolutamente eccezionali che viviamo e del ‘percorso’, del ‘metodo’ (anch’esso eccezionale, per quanto nascosto) utilizzato dal Papa Emerito per farvi fronte.

Dal sapore evangelico (per la sua paradossalità) e ‘medioevale’ per il suo richiamarsi all’esperienza benedettina.

Una ‘scelta’ che, a mio avviso, così ‘illuminata’, fa apparire il Soglio della foto un po’ meno spoglio dal suo precedente ‘Detentore Vicario’ di quanto non sia sembrato fino ad oggi…

Dando più senso a quest’altra, sconcertante, espressione: “La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo”.

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