Mi perdoneranno gli amici se, quest’anno, rivolgo gli ‘auguri’ per primo a uno che, oltre a non averne bisogno, sta pure al di fuori dalle cerchie… e, cioè, a San Giuseppe.
So che, probabilmente, non la prenderà bene neanche lui che, come sappiamo, era ed è tipo schivo a cui non piace il clamore e che, temo, non prenderà bene l’essere finito qui su feisbucche.
Quel poco che sappiamo -però e peraltro- ‘affonda’ (e tantissimo) nel suo animo: non una parola pronunciata, ma -in compenso- stati d’animo, proposti e persino… i sogni. Tutta una serie di ‘attività’ che presuppongono il silenzio, specie se profondo, e che in silenzio si ‘fanno’.
‘Attività’ -peraltro- manco ‘originali’: nella storia sacra, infatti, un altro Giuseppe, Patriarca pure lui (dev’essere un vizio), era bravo pure lui nel sognare e mise assai bene a frutto questa dote, diventando Vicerè dell’Egitto.
In Egitto, il nostro, portò, per salvarli, un Bimbo e la Madre. E, prima ancora, se li prese -potremmo dire ‘anagraficamente’- in carico, ancora una volta, dopo un sogno….
A questo Patriarca, a questo San Giuseppe, proprio in quanto patriarca, oggi non lo vogliono: eppure aveva allora seguito ‘i suoi sogni’ (anche se, a dire il vero, era il sogno di Qualcun Altro, da Giuseppe fatto suo). Oggi certi patriarchi, quelli che assumono i ruoli del padre (sia che lo siano bilogicamente, sia che no), stanno messi male, mediaticamente.
A lui, sia chiaro, non importerebbe: l’ultimo suo pensiero era ed è essere ‘mediatico’, essere pop’ o ‘trendy’. Faceva, invero, il falegname, altra attività per la quale il chiasso, di certo, non aiuta.
Sta di fatto -e non ce ne voglia il Giuseppe se gli scoperchiamo gli altaroni- che, senza cotanto suo patriarcato, a quest’ora staremmo a festeggiare -in queste latitudini- non il Natale ma Cibele (con tanto di autocastrazione che, oggi, magari qualcuno potrebbe anche reintrodurre).
O, dalle parti dello Yucatan, staremmo a raccogliere schizzi da cuori estratti da prigionieri vivi, lanciati dalle piramidi in onore di K’inich Ahau-Itzamnà, e -sempre in odio a quella mascolinità che è tratto inaccettabile del patriarcato- ancora una volta a maneggiar coltelli nei ‘paesi bassi’.
Tu, glorioso Patriarca Giuseppe, tu pure ti sei ‘evirato’: ma nella castità, posto che l’unico Sangue che davvero salva, perchè dato una Volta per tutte da Dio stesso, lo avrebbe versato quel tuo figlio che formasti, a partire dal lavoro sul legno.
Ora, ti vogliono buttare fuori pure dal presepe, questi stronzi, perchè sei stato patriarca, perchè hai fatto l’uomo e il padre.
Sai che risate, sai qual ritorno a Cibele, a K’inich Ahau-Itzamnà, o alla Kālimā (all Madre Nera), togliendo te dal Presepe, con le due mamme (‘arcobalene’ ante litteram) e il Bimbo in balia di Erode il Grande!
E invece no: ritorni nelle statuette della povera gente, dei semplici, di via dei Tribunali perchè c’hai dda stà, sennò crolla tutto.
Buon Natale, allora, Patriarca dei Patriarchi: senza di te, nessun Natale mai!
P.S. auguri anche a tutti i miei contatti, patriarchi e non!


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