consegnarsi

La bolla Transiturus de hoc mundo, con la quale Urbano IV istituì la festa del Corpus Domini, nel sito della Santa Sede è riportata solo in latino e… in spagnolo, la lingua del Pontefice oggi (più o meno) ‘felicemente regnante’.

Il quale, però, dal 2017, ha deciso di spostarne la celebrazione romana alla domenica successiva, per consentire una maggiore partecipazione dei fedeli e per i … problemi di traffico della Capitale.

Ma è così da molto tempo ovunque, tranne che a Milano, dove oggi il rito ambrosiano segna questa festività.

Eppure, il Corpus Domini -in una Chiesa così ‘aperta’ come quella attuale ed in tempi di generalizzato metoo- dovrebbe trovare un po’ più di ‘visibilità’: la storia narra, infatti, che fu una donna, Santa Giuliana di Cornillon, una di quelle badesse medioevali che facevano impallidire molti cardinali dell’epoca, ad aver dato, con le sue visioni e la sua incessante insistenza presso vescovi e prelati, impulso decisivo all’istituzione di questa festività.

Il giovedì dopo la festa della Ss.ma Trinità, scelto come data, è esso stesso ‘un riflesso’ dell’immagine dell’Ultima Cena pasquale, quella del Giovedì Santo appunto, in cui venne istituita l’Eucarestia. Quello stesso Giovedì in cui tale Lascito, quello del Corpo e del Sangue stesso del Redentore (non una cosuccia qualsiasi), viene spesso ‘oscurato’ dal rito della Lavanda dei piedi.

E però, evidentemente, l’Eucarestia non gode di ‘buona stampa’ da molto tempo: il Corpus Domini si è dunque dovuto… trasferire alla domenica, che è il giorno in cui si deve comunque celebrare messa, ‘tanto vale’….

* * * *

E’ impressionante notare che, in quella stessa notte, Gesù stesso ‘si consegnò’ all’uomo in un duplice modo. Nel ‘prendete e mangiatene tutti’, appunto, del sacrificio eucaristico, che si sarebbe ripetuto da allora ad oggi miliardi di miliardi di volte. Ma anche, ovviamente, nel contesto storico della Sua Passione, venduto da Giuda e preso -appunto- in consegna come un malfattore.

Da quel momento Egli non ‘si appartenne più’ : il nostro dialetto siciliano, infatti, usa il termine ‘cunsinnatu’ (‘consegnato’), per indicare uno che non può più disporre di sè, più o meno temporaneamente.

Credo che la sequela di un simile Messia, pertanto, comporti anche questo: consegnarsi.

E che un’epoca come questa fotografi meglio di tante altre l’idea di un Dio ‘offerto in pasto’ all’uomo, spesso attraverso mani indegne.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *