I due links qui sotto a due documentatissimi articoli di Mario A. Iannaccone, descrivono la storia dei retroscena, tutti ‘da leggere’, dell’imbalsamazione di Evita Peron e dei giri esoterici del potere argentino.
Mario ricorda giustamente l’impostazione sfacciatamente socialista di quel peronismo che molti considerano ‘destra’: azzeccatissimo è anche il suo parallelo col fascismo, inteso come movimento e nella sua contiguità filosofica con la cultura di sinistra. Una storia -en passant- che ci offre una chiave di lettura di certi modi ‘al vertice’ d’intendere oggi la missione della Chiesa.
Per una coincidenza, questo racconto viene pubblicato nei giorni che precedono l’odierna beatificazione di Carlo Acutis.
E colpisce questo: in tutte le culture precristiane e, quindi, anche in quelle post cristiane (che alle prime spesso si richiamano, considerado il Cristianesimo una fastidiosa e sin troppo lunga ‘parentesi’) i corpi dei defunti -specie quelli ‘di nome’- vengono accompagnati dai più disparati simboli.
Lo stesso Iannaccone ci ha mirabilmente descritto la storia del mausoleo di Lenin, un altro ‘materialista’ che non disdegnava ‘compagnie’ apertamente spiritiste e dedite ad antichi ed arcani rituali: un ginepraio di simboli, appunto, tesi a garantire che imperitura non fosse solo la ‘memoria’ del nostro, ma anche ‘altro’…
Magari lo ‘spirito’, come appunto nel caso di Evita Peron, che il marito voleva tenere con sè -mercè anche l’imbalsamazione- come ‘Iside tascabile’.
Ed è questo l’ulteriore tratto: il corpo del ‘famoso’ o del ‘potente’ come elemento di ‘sostegno’ e non solo per ragioni ‘di propaganda’, al potere che resta. Un potere che va sostenuto con il ‘controllo’ della morte e di ciò che sta oltre.
Ma un ‘potere di quaggiù’.
Non così nella prospettiva cattolica: la -peraltro rarissima- incorruzione dei Santi, oltre che riguardare ‘tutti’ (potenti e piccoli, con una preponderanza di questi ultimi), non solo non si accompagna ai simboli (abbracciandone uno solo, la Croce) ma si presta ad una narrazione ‘di servizio’, quello all’unica Divinità.
Ed è ‘accessibile al quotidiano’: ci si rivolge al Santo non certo per mantenere il controllo, come Peron, del Palazzo della Moneda, ma per le più svariate e sopratutto minute faccende.
Quanto di più inaccettabile, se vogliamo, per certi ‘gradi’ ed ‘altezze’.
Come ‘inaccettabile’ è la storia di Nostra Signora di Luján, Patrona dell’Argentina, sotto la cui raffigurazione fu deposta Evita, come spiega Iannaccone, intendendo questa immagine al modo di quella di Iside.
Il miracolo di quella Vergine fu, infatti, molto peculiare: la sua statua venna lasciata a Lujàn perchè i buoi che la portavano, assieme ad un’altra; a un certo punto gli animali… s’impuntarono e non andavano avanti. Lasciata sul posto la statua, la carovana ed i buoi si rimisero però in moto.
Un caso? Non proprio: la devozione crebbe e una ricca possidente volle traslare la statua dalla povera cappelletta in cui era custodita ad un grande oratorio, più accessibile ai pellegrini.
La statua però, si rivelò sempre ‘riottosa’: ogni notte spariva per farsi ritrovare, il mattino dopo, nella piccola e decrepita, povera cappellina di sempre. Si rivelarono vani i tentativi di evitare le ‘fughe notturne’: anche con le guardie a presidio dell’oratorio, la statua si faceva trovare dove, evidentemente, si era fermata con i buoi la prima volta: nel solito guado fangoso nei pressi del fiume Lujàn.
Strana ‘Iside’ insomma, questa, che ha sempre preferito il fango agli onori.


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