dissolversi’. e, adesso, ‘vedere’…

Roberto Calasso è, da pochissimo, fra ‘i più’: e basterebbe solo questo, per un elitario, un superiore, un maestro di arti verbali e di certe manipolative ‘mistiche’, per tracciare un abbozzo di ironia per la sorte che gli è toccata.

Quella che tocca a tutti.

Quest’uomo, voglio però riconoscerlo, è stato un gigante della cultura. Come editore e, a suo modo, come autore.

Una genialità che -usando le immagini come a me piace fare- si può cogliere in quel modo inconfondibile di confezionare un intero catalogo: cartoni poveri, a tinte unite, con scritte nere, font unico, e il semplice Adelphi. Tutte così ‘vestite’ le sue ‘proposte’ editoriali.

Geniale è, insomma, aver creato un fiume di colori e di coerenza grafica al di sotto del quale, carsico, nascosto, se ne muoveva -con determinazione e ‘sapienza’ (sia pure quella di questo mondo e di ‘altri mondi’ o mondanità, passate o immaginarie)- un altro, altrettanto coerente.

Il fiume sotterraneo che, goccia dopo goccia, autore dopo autore, parole dopo parola, disegnava -con tratti sempre più chiari- la volontà dell’uomo di allontanarsi da Dio e dal Dio cristiano in particolare.

Quel rifiuto che diventa il desiderio di perdersi, piuttosto che ritrovarsi. Fiume di profondità abiette e sublimi altezze. Fiume animato dalla volontà spargersi in milioni di rivoli, o anche tracimare e disperdersi, prosciugato dal sole o confluito e diffuso in un indistinto mare.

E’ stato il campione della ‘sua’ cultura, certo, quella della ‘dissoluzione’: definizione fulminante rilanciata da Maurizio Blondet.

Ma, da editore vero, ci ha regalato-ad esempio- anche Girard: quel Girard che ‘rivelava’ più di uno dei suoi fili conduttori, come il dionisiaco.

Temo che dovremo ‘ringraziarlo’: la coerenza di quel suo smisurato catalogo è stata, invero, essa stessa ‘rivelatrice’. Il porre in ordine contributi disparati, alternativi, antagonisti ha portato alla luce del sole un percorso, se vogliamo ‘iniziatico’, portandolo comunque alla luce.

E quindi mettendoci nella condizione di comprenderlo per combatterlo.

Fra le foto che adesso accompagnano la notizia della sua scomparsa, il Corriere on line utilizza questa, molto azzeccata: un Calasso da qui le spalle ad un altro, al suo ‘doppio’.

A uno che lascia, postumi, non uno ma due libri autobiografici, credo sarebbe davvero piaciuto questo gioco di specchi, questo voltare le spalle a sè stesso. Questo duplicarsi, esibirsi diviso.

Non così, crede la fede, potrà mai essere ora che la sua faccia si ritroverà davanti a quella dell’Altro.

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