“L’evidenza dei fatti e delle tragedie a cui si assiste hanno una forza di persuasione molto alta”.
Nella sua algida icasticità (mi adeguo al personaggio) e, forse, ben oltre i poco approfonditi intenti di chi l’ha pronunciata, questa frase del nostro Presidente della Repubblica, ci dice tutto di questi nostri giorni.
Ormai ci vediamo buttati in faccia, a mezzo degli schermi davanti ai quali sempre più sostiamo, e che ci accompagnano fino in bagno, scatti prorompenti ed impattanti e, racconti agghiaccianti ed indignanti.
Due soli esempi, in pochi giorni: la vicenda dei coniugi di Palagonia, assassinati in casa -dicono gli inquirenti- da un africano dimorante al Cara di Mineo, brandito dalla propaganda anti immigrazione e, oggi, l’immagine del bambino esanime sulle coste turche, accostato alle considerazioni dell’opposta fazione.
Due “evidenze” che, lo vogliamo o meno, vengono usate per “persuaderci”.
Ma, certo, non della gravità dell’epocale fenomeno al quale stiamo assistendo, che tutti sappiamo cogliere. No, è sull’adesione alle “soluzioni” -opposte- che si gioca la partita della “persuasione”. E, ormai, il terreno di scontro è chiaro: le emozioni dell’opinione pubblica, sballottate dalla rocciosa volontà di chiudere tutte le frontiere con le navi da guerra ed i muri alla altrettanto ferrea volontà di spianare le stesse frontiere con le navi da crociera, mandate a prelevare i migranti a casa loro, e dei treni speciali transanzionali, pronti a trasferirli nelle loro ultime destinazioni.
Due poteri “parassitari” sono -fin’ora- i veri vincitori di questa guerra, condotta contro l’umanità nel suo complesso (la “nostra”, di noi che siamo nati qua, e la “loro”, di quelli che vorrebbero raggiungerci, per godere di un benessere che sempre più viene eroso e reso precario).
Il primo è quello criminale di chi ha messo su tutto questo, ricavandone vantaggi non solo economici ma, probabilmente, anche geopolitici. Altrimenti non spiegandosi -ad esempio- perchè le intelligences di tutto il mondo “civilizzato” non riescano, da oltre vent’anni, a sgominare quelle che dovrebbero essere solamente bande di scafisti, negrieri e tour operators della disperazione.
Il secondo (chissà, magari in tutt’uno con il primo) è il perverso sistema mediatico, il vero potere “sovversivo” del nostro tempo che sta rendendo schiavi “noi”, sballotandoci da un “emozione” all’altra e condizionando sempre più le decisioni dei Governi che ormai agiscono solo sull’onda delle tragedie quotidiane. E “loro”, elevati a protagonisti di un vero e proprio reality, teneri ed indifesi o assassini spietati a seconda di come meglio serve allo scopo (o, sarebbe meglio dire, allo scoop).
Il tutto con un progressivo e pericolosissimo senso di scollamento fra noi ed i nostri governanti, voluto fortemente dai media e dai loro padroni: che è la deriva esattamente contraria a quello che il buon senso suggerirebbe, consentire a chi ci rappresenta di prendere decisioni ponderate che ci vedano coinvolti e convinti, pronti a collaborare.
In un contesto in cui, peraltro, altro potere sovranazionale -l’UE- ha finito per togliere agli Stati peso, prestigio, prerogative e poteri. Senza però assumere alcun ruolo, senza essere in grado -quindi- di caricarsi di alcuna responsabilità degna di questo nome.
Una volta tanto, senza retorica e senza coloriture politiche, contro tutto quello che abbiamo detto in questi anni contro di loro,dobbiamo riconoscerlo: sono le nostre istituzioni l’unico argine contro il caos.
Sostenerle, con la ragione e con le nostre forze, è una delle poche cose sensate da fare.


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