E’ noto che le prime parole pronunciate nella Scrittura, rispettivamente, dal Creatore e da Maria contengono entrambe il ‘fiat’, ‘sia fatto’.
E, in entrambi i casi, il ‘farsi’ è instantaneo: nell’Antico Testamento si compie la luce (con gli abissali significati che questa parola implica, non ultimo il presupposto di ogni ‘visibilità’, intesa come ‘sensibilità’ ma anche come ‘visione’); nel Nuovo, l’erompere nella storia e nella materia dell’Eterno.
Basterebbe solo questo per chiedersi come mai certo settarismo -anche cattolico- rifiuti alla Vergine una dignità che, già da ‘sola Scriptura’, è riconosciuta a Dio.
Tralasciando questo: il nostro ‘fiat’ pare avere un’altro carattere ‘nascosto’.
Non è un ‘faccio’ che implichi spiegarsi nel tempo e continua correlazione all’agente, ma contiene compiutezza (da qui la sua eco d’immediatezza): ciò che è fatto è già, subito, ‘separato’.
Il fiat contiene -nella massima compressione e comprensione- l’essere ed il divenire. E’, insomma, avvenimento in cui il compiersi coincide con il compiuto.
E’ quel primo divenire che è l’erompere dell’essere.
Il primordiale et-et.


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