giovedi’ santo (e amaro)

E’ davvero sconfortante vedere come, a molti che si reputano credenti, non dica assolutamente nulla il fatto che Gesù, prima di subire la Passione, sia stato, letteralmente, venduto.

Le trenta monete d’argento simboleggiano un prezzo assolutamente vile; qualcuno si è peritato di calcolarlo con il corso attuale: 3.000 dollari…

Il perchè dovrebbe essere semplice da capire: la persona umana non dovrebbe avere, mai, prezzo.

E’ chiaro che, nell’abisso del ridurre l’uomo a merce, non fa alcuna differenza che si sia venditori o compratori. Nè i motivi di tale ‘compravendita’.

Lo sconforto sale fino ad aggredirti la gola se, poi, leggi il seguito della storia dell’Iscariota, riferendosi al quale Cristo se ne esce con un poco confortante ‘sarebbe stato meglio se non fosse mai nato’.

Guardando dentro di sè, lo scellerato venditore riconosce di aver ‘peccato’ per aver “tradito sangue innocente”.

Ecco, è quel ‘sangue innocente’, per di più ‘tradito’, che dovrebbe far raggelare il sangue -un po’ meno innocente- di chi pensa che gli esseri umani, ‘innocenti’ per di più, possano essere comprati e venduti.

‘Tradere’ è verbo che implica anche consegna: come nella compravendita, appunto…

Lo zenit dell’abiezione, però, lo percepiamo nei compratori: “Che ci riguarda? Veditela tu!” è la loro risposta al Giuda ‘pentito’.

Il ‘veditela’, è ovvio, si riferisce alla coscienza. E quelli che comprano un essere umano, lascia intendere Matteo 27, 3-5, non sembrano avercela proprio.

Nè, a quanto pare, quelli che -ad ogni possibile livello- li incoraggiano.

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