i ‘padroni’ dell’istante

Dopo 24 anni, la Polizia Federale ha ‘declassificato’ (cioè permesso di rendere pubblico) il video dell’assassinio di Luis Donaldo Colosio, il candidato alla Presidenza messicana di cui ho scritto, giorni fa a proposito del suo partito, il PRI.

Per gli stomaci forti: non arrivare al minuto 2.50 o saltarlo; si vede l’esatto momento dello sparo alla testa.

Non è il primo video: quello più visto -immediatamente- fu trasmesso da una Tv messicana.

La fiction di Netflix, 1994, ha parlato di un prima -di un durante- e di un dopo quel l’assassinio, delle indagini (ben quattro, con una ‘moria’ di procuratori, immolati sull’altare di una verità mai troppo stabile, fumosa). Un dramma per il sitema giudiziario e per le istituzioni messicane, durato decenni.

Un dramma mediatizzato, più e più volte, come in uno stupro di gruppo: al mezzobusto istituzionale, un signore sopra la sessantina, truccato come una mummia, che chiedeva di più, più dichiarazioni, più notizie, più dettagli, la giornalista che si trovò lì e s’introdusse nell’ospedale dove Colosio venne ricoverato, chiuse in diretta il telefono. Troppa esposizione, troppa pornografia giornalistica: troppo, anche per il futuro e morente Presidente del Messico…

Anche Netflix lo rielabora, lo ri-racconta, lo ri-propone, lo ri-narra.

E il bisturi mediatico affonda, ancora ed ancora.

Incide, per scavare nei retroscena della candidatura, nella crisi della stessa (un regolamento di conti nel PRI); ausculta i battiti dei protagonisti e della storia di quel periodo, sollevando sospetti sulla prima rivolta degli zapatisti del Chapas, avenuta proprio il 1° gennaio del 1994.

E, dopo, insegue il carneficie Mario Aburto dal momento degli spari fino alla sua cella, fino alle sue comparse e testimonianze nelle inchieste; riesuma i suoi actos (il suo diario), svelando l’inquietante, disturbante progetto dell’assassino: segnare con il sangue il 65 anno di fondazione del PRI, là dove tutti sanno che è nato il Messico, a Tijuana, nella Bassa California.

Il luogo del delitto Colosio, il luogo dell’assassinio fatale, di un appuntamento già scritto con la morte di tutto.

La sua, del suo partito, di un’epoca, del potere politico.

Sepolti da ore ed ore di ricostruzione, di narrazione, alla fine delle quali (ammesso che possa, nel mondo d’oggi, parlarsi di una fine della narrazione, dei sussurrri e delle grida incessanti dei media), non riesci più a fidarti di nulla e di nessuno.

Se non di quelle voci, che ti parlano sempre, dandoti nuovi dettagli di un mito coltivato in una perenne diretta.

Le voci che ti appaiono onniscenti e che, per questo, rivelano un nuovo potere che appare onnipotente.
Ultimo aggiornamento: 26 ago 2019, 20:58

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