il giudice ‘nascosto’

Niente commemorazioni con Capi dello Stato al seguito, niente ‘giorni della memoria’, niente ‘alberi’, niente ‘dietrologie’ nè complotti con agende di un qualche colore, per Rosario Livatino, di cui oggi ricorre il 29° dall’uccisione.

Il ‘personaggio’ (con una dozzina di virgolette per lato) se ne sta ‘nascosto’ anche da morto.

‘Nascosto’ in un Tribunale di una provincia ‘nascosta’, con una mafia ‘nascosta’, poco eclatante.

Che però era stata ‘stanata’, ‘rivelata’ dal cattolico Livatino che -come quegli altri due suoi colleghi, anche nell’eroismo- ne parlava come poteva: non in TV, ma andando per incontri, convegni in quelle Città polverose, assolate, riarse.

Era, questo, un pudico ‘concedersi’ della coscienza di uomo a servizio del bene, prima che dello Stato, in un percorso professionale segnato dalla discrezione, dal silenzio da un quasi ‘sacro’ esercizio della funzione, come lui stesso ha scritto (vedi il post da me condiviso oggi di Stefania Ragaglia).

Persino la dinamica del suo omicidio trasuda ‘nascondimento’: niente esplosioni, ma una macchina ferma sul ciglio della strada, una fuga fra le campagne inondate e sepolte dal sole, dove il suo corpo è ‘sparito’ anch’esso. Nessuno, infatti, guarda i dettagli, viaggiando attraverso lo scenario lunare di certa Sicilia ‘profonda’; lo scenario che ti abbaglia con la sua luce estrema e, per questo, falsificante.

Chissà se nelle Chiese, oggi, qualcuno lo vorrà ricordare, come domenica hanno giustamente ricordato Don Puglisi…

Se così non sarà, non importa. Forse meglio: non è di altro clamore -da aggiungere al calmore- che abbiamo bisogno, ma di capire che la santità è sopratutto un dovere svolto in quei luoghi e in quel tempo che nessuno vede perchè non può o non vuole.

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