Fatti ‘a immagine e somiglianza’ del Creatore, possiamo carpire o afferrare qualcosa del divino da queste ‘similitudini’.
Aiutati -in questo- dalla Rivelazione che, non a caso, è in larga parte storia e… storie, a partire da quelle parabole con le quali il Cristo imprimeva significati oltre gli insegnamenti, facendo ‘cultura’.
L’inferno, dunque: possiamo ‘farcene un’idea’ a partire da qui?
Proviamo, anzitutto, a ribaltare un po’ il tavolo: vedendo la questione dal ‘punto di vista archimedeo’ della Trinità.
Essa è -nell’essenza e nell’oscillazione del divenire- Amore: l’Amante (il Padre), l’Amato (il Figlio) e l’Amare (lo Spirito Santo); due poli opposti, antinomici -l’Amante e l’Amato- ed una dialettica che costituisce essa stessa un Essere Personale, l’Amare.
In questo unico Dio (che è quindi Amore in ogni sua infinta accezione) l’amore è corriposto, è bidirezionale ed è così illimitatamente potente da costituire esistenza.
Ma cosa accade se questo Amore divino, infinito, smisurato investe la creatura?
Lo sappiamo: la libertà, che è il sostrato ineludibile dell’amore, senza il quale d’amore non si potrebbe neanche parlare, implica il rifiuto del flusso d’amore che arriva da Dio a ciascuno di noi.
Cionondimeno, quel flusso parte, arriva, tracima impetuoso: solo che trova uno scoglio, più o meno impermeabile.
Ma non si disperde. E’ conservato, messo da parte.
Anzi, esso aumenta in passione e struggimento, divampa come fuoco che non si consuma.
Certo è messo da parte per la resipiscenza, per il ravvedimento della creatura amata in un momento qualsiasi del tempo, fosse anche l’ultimo istante, che diventerebbe così il più prezioso (e questo perchè noi credenti ci battiamo affinchè il numero di questi istanti sia… il più alto possibile).
Ma se il cuore rimanesse impietrito anche oltre la soglia della morte, che fine farebbe quell’amore?
Ecco: esso verrebbe ritrovato ma reso inaccessibile alla creatura.
Essa, vedendolo, vi bramerebbe, come il ricco Epulone bramava anche la piccola goccia d’acqua (immagine stupenda) che voleva farsi portare dal povero Lazzaro.
Quel fuoco d’amore infinito ed inestinguibile e solo per lui, ma perduto perchè da lui rifiutato, lo consumerebbe, per sempre: ma lo consumerebbe per la sua assenza, per il suo vuoto, per l’imposssibilità di poterne ricevere.
Ecco, forse questo è, anche ma non solo, l’Inferno…


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