il martirio della memoria

Due Colleghi che stimo, uno molto laico e l’altro molto cattolico, mi hanno invitato a vedere Vatican Girl, la docu-serie sulla scomparsa di Emanuela Orlandi.

Credo che lo farò.

Nel mentre, la cosa ha stimolato qualche riflessione un po’ ai margini su quest’ondata montante contro la figura di Giovanni Paolo II, che non riguarda solo le polemiche e le presunte rivelazioni sul caso Orlandi, ma un compendio di cose: dagli imbrattamenti delle sue statue in Polonia, alle accuse -per controverso- di ‘modernismo’; ad un complessivo, nuovo e ancor più postumo bilancio di quel Pontificato, anche alla luce di quello odierno.

Senza scomodare concetti come quello dell’eterogenesi dei fini o del contrappasso, è davvero impressionante come -proprio per questo Pontefice- si stia mettendo in moto un meccanismo, intanto dal lato requisitorio, che sembrerebbe echeggiare quello della ‘purificazione della memoria’.

Il rito del perdono che Papa Wojtyla volle con tutte le sue forze celebrare la prima domenica di Quaresima dell’anno giubilare del 2000 prevedeva un profondo ripensamento dell’intera storia della Chiesa Cattolica, volto -appunto- alla “confessione di alcune mancanze storiche a Dio, ma anche davanti agli uomini”, che “avviene nella solidarietà dei peccatori: i battezzati di oggi, infatti, si sentono legati ai battezzati di ieri”.

Ricordo ancora l’ennesima, sempre fulminante, idea di Giacomo Biffi per la quale solo la Chiesa può chiedere perdono per i peccati dei suoi figli, poichè solo la Chiesa è un’organismo in vita da duemila anni, ancora oggi.

Ebbene: ventitrè anni dopo, ci pare richiesta una ‘purificazione della memoria’ di ciò che è stata proprio la Chiesa di Wojtyla, sotto ogni fronte possibile: non solo di fronte quello che -allora- appariva a molti dentro la Catholica un ‘giudizio del mondo’, ma anche un giudizio improntato a valori, parametri tradizionalisti, qelli di certa vecchia Chiesa.

Il Papa della ‘Purificazione della Memoria’, insomma, oggi ne è il soggetto passivo.

Un monito, mi pare, anche per noi oggi: la ‘purificazione’, come la dà oggi il mondo -giacchè forse è mondano, molto di ciò che oggi appare ‘cattolico’- tende sempre di più al ‘martirio’.

E’ come se -insomma- anche la ‘memoria’ dovesse ‘testimoniare’ (‘martirio’ significa, infatti, ‘testimonianza’) fino in fondo, non solo l’inadeguatezza, quando non il peccato, ma la fede nel Signore che, come di ciascuno, lo è anche -appunto- della memoria.

Ciò -a maggior ragione- se la testimonianza è resa davanti al mondo, davanti alla sua continua accusa.

P.S. La testimonianza è la prova-cardine di ogni processo: e, se la storia umana è un processo, ci sta che, alla fine il verdetto finale non possa fare a meno di un qualche ‘martirio’ o ‘martire’…

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