“Il potente fondamento della nuova intramondanità è la conoscenza del mondo quale inventario dei fatti dell’essere di ogni grado e quale sapere delle loro relazioni causali ed essenziali.
Il mondo, inteso come contenuto, ha soppiantanto il mondo quale esistenza”.
Eric Voegelin – Le religioni politiche, 1938.
* * * *
L’uomo che ha scritto questo passo non è stato un asceta, uno spiritualista, un ‘relegato’ di qualche convento, un nostalgico di cose solo metafisiche.
La sua curiosità onnivora, insaziabile, inarrestabile (che lo portò, ad esempio, a studiare il cinese per poter attingere direttamente dai testi storici delle antichissime dinastie) ne ha fatto uno degli uomini più addentro al ‘mondo inteso come contenuto’ che sia mai esistito nel panorama intellettuale del secolo scorso.
Quell’affermazione, quindi, non dimostra rifiuto ma conoscenza piena, originale, geniale dei processi storici e del formarsi delle religioni politiche (ideologie comprese).
Un pensatore da cui poter attingere innumerevoli spunti per capire l’oggi. In un post di facebook, possiamo accennarne appena un paio.
Il primo è il ragionamento sul mondo che ho riportato: esso vuole farci capire, che dal problema dell’essere (del perchè esiste qualcosa e non il nulla), la cultura umana si è immersa totalmente nell’ “inventario” di ciò che è visibile, rappresentabile e misurabile.
La ricerca del fondamento del potere (a cui dedico la vita Voegelin, ma potremmo usare il suo ragionamento anche per la vita individuale stessa) si sposta dal divino all’intramondano: non a caso, il ‘nuovo sacerdote’ della modernità è lo scienziato.
E qui s’innesta la seconda osservazione: mentre nelle religioni spirituali quel fondamento (il ‘sentimento originario’ che alberga nel cuore di ogni uomo) veniva cercato nel divino, dalla fine del Duecento in poi, si va solo ‘rovistando’ nel baule, pieno di tante cose, del ‘contenuto del mondo’.
Ne segue che, in ogni aspetto della realtà, man mano che viene scoperto, approfondito, sezionato ed analizzato, lo stupore della scoperta viene confuso con il ‘sentimento originario’, con la chiave su cui si può costruire una vita, un destino, un impero.
Ecco che, dunque, che lo Stato hegeliano, la razza, il materialismo economico, tutte scoperte intramondane, viengono a turno elevate a ‘realissimum’ (realtà sopra ogni realtà, realtà alla quale informare, sottoporre, ordinare tutto il resto della realtà).
In questo processo, a perdersi per strada sono inevitabilmente, come spiega lo stesso Voegelin, uno o più pezzi della realtà stessa, una o più porzioni dell’umano, sacrificate, perchè ignorate o perseguitate, sull’altare del ‘realissimum’ in voga in ogni periodo storico.
Una realtà parziale, mutilata: l’esito primo (e strutturante) di ogni ideologia.
E, aggiungerei, di ogni eresia: termine che, non a caso, significa scegliere per esaltare qualcosa e deprimerne, disprezzarne un’altra.


Lascia un commento