Più che mai in questo tempo, s’intrecciano messaggi di auguri e di affetto che vogliono accorciare in qualche modo lontananze anche forzate.
Pensiamo a qualcuno e siamo, a nostra volta, pensati, nonostante tutto. ‘Pensiero’ è, però, anche il modo con cui la nostra splendida lingua definisce anche il regalo, il dono.
Il Natale, questa festa dei doni per eccellenza, è anzitutto la festa di un Dio che si dona, che si consegna gratuitamente. E’ la festa in cui dovremmo sentirci più ‘pensati’.
Pensati dall’Eternità, nelle due accezioni, metafisica e temporale, del termine.
Il dono di Dio, il suo ‘pensiero’ (in Sicilia diremmo ‘a pinsata’) è un Bambino: quale gioia incontrollabile, letteralmente viscerale, irrompe in una famiglia quando nasce un bambino! Anticamente, ogni nascita veniva considerata una benedizione; e lo è ancora oggi, per il carico di speranza, di responsabilità, per il salto che può far compiere al padre e alla madre, in termini di impegno, di capacità di amare e di amarsi.
Con un bambino irrompe una nuova, potenzialmente straordinaria, linea di futuro: per i genitori e, via via, allargando la prospettiva, per l’intera società.
Il Padre ci ha donato Suo Figlio: a noi, che eravamo ‘perduti’, è stata data una linea di futuro capace di sfondare anche il muro della morte. Ci viene detto che come ogni bimbo appena nato è promessa di futuro, il bambino di Betlemme è promessa dell’Eternità, di un futuro cioè che non tramonta.
Va solo accettata ed accolta.
Il detto dice che, per ogni regalo, ‘conta il pensiero’.
Ecco, il Natale è il ‘pensiero’ che davvero ‘conta’.


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