Nella foto: un’agenda. Per la precisione, la mia.
Prima che passiate oltre scuotendo il capo, ragioniamo un po’.
Nell’agenda ci sono segnate udienze ed appuntamenti, com’è giusto per un avvocato. E, per le prime, non sono io a disporre: lo fanno i magistrati, più o meno ascoltando le nostre esigenze e quelle dei nostri clienti.
Essa e i suoi ritmi condizionano il mio lavoro e, in buona parte, la mia vita: mi dicono dove devo andare e cosa devo fare, nei giorni prestabiliti. E di cosa devo occuparmi, anche giorni prima.
Ora: applicate questa immagine all’informazione, che costituisce il tratto fondamentale del tempo che stiamo vivendo.
Immaginate, insomma, l’offerta televisiva e mediatica come un’agenda in cui si trovano scritti i temi di cui la nostra attenzione si dovrà occupare nel momento in cui decidiamo di informarci su cosa è accaduto o sta accadendo.
Chi controlla l’agenda, chi la detta e ci scrive sopra, stabilisce anzitutto di cosa dovete informarvi, su cosa appuntare la vostra attenzione. Stabilisce temi e tempi di approfondimento; stabilisce quali fatti evidenziare e quali meno.
Se siete un po’ vecchi -come me- subito rispoderete: ma è la legge della notizia a condizionare i media. Vero, ma oggi non più di tanto: l’accesso ai fatti è ormai così facile e massificato, che è importante arrivare prima a più gente possibile.
Un esempio: il TG3 di ieri: la notizia della mancata strage dei bambini del bus era la quarta notizia dell’altro ieri (dietro gli arresti grillini, la visita del premier cinese ed altro); ieri era la prima. Qualcuno ha dettato un’agenda diversa prima che la gravità del fatto s’imponesse da sè, come evento in grado di catalizzare l’attenzione.
A furia di ‘dettare’ -è questo che mi preme dire- i temi di queste agende (tutte scritte uguali, tutte monotematiche o quasi) diventano i temi per eccellenza di ogni dibattito: anche qui sui social come al bar. E questo conviene a chi si muove per il potere: tutti, anche a quelli che si contrappongono sul merito di ogni problema ‘in agenda’, conviene tanto che il problema stia ‘in agenda’ il più possibile.
Facendo incancrenire gli altri. distraendovi da problemi anch’essi meritevoli di essere affrontati e risolti.
Una cosetta che accade, da tempo, anche nella Chiesa il cui respiro dovrebbe stare un po’ fuori dalle ‘agende’ che il mondo impone.


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