Mi è capitato di leggere che le polemiche sul Presepe sarebbero troppe, che -in fondo- l’importante è ‘portarlo dentro il cuore’ ed altri artifizii volti a ‘tacitare’ la questione, che starebbe diventando -come dice l’ecclesialese moderno- troppo ‘divisiva’.
Mentre, invece, moltissimo -attorno al Presepe- ha una indiscutibile dimensione ‘espositiva’, ‘estroversa’.
A partire da quell’innestarsi in un pubblico censimento imperiale, in un processo -faticoso ma grandioso- di ‘ricapitolazione’ demografica da cui non è scevra persino la ‘pubblicità amministrativa’ del fatto.
Continuando con l’annuncio fatto con uno ‘strumento’ certo non ‘discretissimo’, come l’Angelo ai pastori.
O, ricordando che -a dare risonanza persino ‘internazionale’ all’Avvenimento- si sarebbero persino spostati dei Capi di Stato (i Magi) i quali non avrebbero peraltro mancato di ossequiare diplomaticamente la Landa in cui il Fatto si era verificato, facendo presente al Re di quella stessa Landa (Erode il Grande) che passavano di lì giusto per andare… al Presepe.
Finendo, ovviamente, con la sconcertante presenza indicativa di un ‘segnale cosmico’ che non avrebbe, in tempi come i nostri, mancato di finire su ogni memoria di smartphone possibile e immaginabile del Pianeta…
Insomma, ‘sto Presepe è sempre stato un po’ troppo ingombrantello per potersene liberare con uno scuotimento più o meno infastidito di spalle.
Il che non toglie nulla, ovviamente, al fatto che la Madre stessa ci ha ben mostrato come ‘tutti questi fatti’ vadano sempre ‘meditati nel cuore’.
Ma se meritano d’essere ‘meditati’, il perchè sta anche nella loro ‘ridondanza’ ed ‘eclatanza’. In quanto di eccezionale -e quindi ‘divisivo’- c’è in essi.


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