“Quando spolveri il sacro ripostiglio
che chiamiamo “memoria”
scegli una scopa molto rispettosa
e fallo in gran silenzio.
Sarà un lavoro pieno di sorprese –
oltre all’identità
potrebbe darsi
che altri interlocutori si presentino –
Di quel regno la polvere è silente –
sfidarla non conviene –
tu non puoi sopraffarla – invece lei
può ammutolire te-“.
* * * *
Emily Dickinson è l’eterea giovane donna ritratta nella foto e l’autrice di questa bellissima poesia.
Naturalmente, a quasi nessuno è importato di capire perchè i ragazzi che, a Palermo, hanno messo su il video della discordia, che si apre con questa poesia, abbiano deciso di utilizzarla.
Si dirà, su sollecitazione della loro insegnante, poi sospesa. Si può esserne certi, per dei quattordicenni.
* * * *
Eppure, la poesia che qui riporto è davvero la chiave di volta di questa vicenda e di questi tempi sballati.
Perchè, aprendo il ‘ripostiglio della memoria’, la polvere è stata tanta e, nel video, qualche pasticcio storico e di confronto è stato pure fatto, senza considerare le connotazioni ideologiche (opposte) di questa vicenda.
Non è stato fatto tesoro, insomma, del messaggio: “oltre all’identità potrebbe darsi che altri interlocutori si presentino”.
Perchè il video -e la mano intelligente, profonda (forse troppo, per dei ragazzini di prima superiore) dell’insegnante- puntava anzitutto a chiarire che il richiami identitari che la memoria porta con sè spesso nascondono il rischio di coprire sentimenti, interessi, viltà e bassi scopi dell’oggi.
Tutto verissimo.
Ma -fra i bassi scopi dell’oggi- c’è anche il distorto, lo spezzettato, il raffazzonato uso interessato della memoria stessa. Che, strofava la diafana Emily, andrebbe invece scovata e sezionata, trattata con “una scopa molto rispettosa e (…) in gran silenzio”, altrimenti… sai che polveroni!
Andrebbe, insomma, rispettata nella sua interezza e per quella che è; non usata, strumentalizzata, rozzamente militarizzata.
* * * *
Quando sarà venuta giù la polvere -uscita ben oltre il ripostiglio a rendere più caotica e sporca l’intera casa- speriamo, quindi, che a quei poveri ragazzi (e, in generale, anche a noi) resti almeno l’insegnamento di questa poesia.
E l’impressionante modo con il quale riesce a fotografare anche il nostro triste presente.


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