Sarò ripetitivo, ma mi piace ancora riproporlo così, fratel Enzo Bianchi, con la palandrana colorata dietro le spalle che ‘profuma’ tanto del librarsi, libero ed incondizionato, del solito ‘spirito’; che allude ad un presunto ‘affrancamento’ dai grigiori dell’istituzione ecclesiastica, sempre in nome di tale perenne afflato non solo ecumenico; che riproduce più volte quel rosso che faceva capolino -vedi intervista qui sotto- nel rifiuto di ogni imborghesimento, nel rivendicare la presenza in fabbrica agli albori degli anni ’70 che oggi, magari, a Bose declinerebbero come presenza da attuare in qualche hot spot per migranti.
‘Suscitatore di unità’, amava definirsi allora, contribuendo a creare -in decenni di comparsate ecclesiali o diocesane- quel climax di rottura con le convenzioni che è diventato esso stesso una soffocante convenzionalità, con le sue parole d’ordine, con i suoi riti stanchi, con la sua monotona e distruttiva ripetitività, incapace di proporre volendo solo riproporsi quale acida critica.
Il martello della storia (e, diciamolo pure, di Chi la guida, capovolgendo SEMPRE le intenzioni che forse mai sono state tali) si è accanito ieri piombando quel ‘suscitatore’ in un contesto dal quale tutto appare tranne che l’unità. E non certo e solo quella ecumenica, ma proprio quella, umanissima, della gestione del potere, dell’esercizio del comando, della leadership.
Una clamorosa e stucchevole eterogenesi dei fini, colorata di sfumature amaramente comiche, con l’annuncio -nel 2017- del presunto abbandono della guida di Bose: annuncio anch’esso dal sapore ‘profetico’, dal gusto intriso di abbandono della mondanità spirituale (o chissà, a questo punto, di quale altra!); ma mero annuncio, alla resa dei conti, umanissimo vuoto d’umiltà dietro la cosmesi dell’apparenza.
Rifiutava, nell’intervista che ho postato del 1970, ogni ‘istituzionalizzazione’, ogni riduzione anche a minima regola, di quella sua comunità. E, invece, (mannaia truce eterogenica anch’essa) l’esilio si ammanta proprio di quanto più c’è d’istituzionale: una kommissione della Santa Sede, di badessa munita, chiamata per disperazione dal suo successore, impossibilitato ad agire e fare andar avanti la Comunità proprio perchè aveva fra i piedi quel gran ‘suscitatore di unità’ del fundador. Una kommissione mandata da quel Vaticano ‘in uscita’ da lui perorato, esaltato come ormai irreversibilmente convertito alla misericordia…
A Bianchi è scappato, ieri, da un tweet, un ‘maledetto’….
Che, lo voglio dire perchè lo sento, me lo fa apparire più simpatico, più carnale, più umano…
Perchè è proprio quando va via la cappa gnostica con la quale in molti si avviluppano, che emerge una natura davvero umana. Come tale, più meritevole di carità e di redenzione.


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