“L’unione ipostatica, la congiunzione cioè delle due nature (umana e divina) nell’unica persona del Cristo avviene nel tempo, ma Dio è nell’eternità, per Lui non c’è né un prima né un dopo. Dunque, Cristo siede dall’eternità alla destra del Padre; ma allora, anche da tutta l’eternità un uomo è dentro il mistero stesso di Dio”.
Così Vittorio Mathieu rispondeva a Vittorio Messori in una edizione più recente di Inchiesta sul Cristianesimo, che Luca Dombré mi ha fatto scoprire.
‘Servono’ davvero queste intuizioni che però ‘affondano’ le loro radici nella continuità della tradizione cattolica, nel già ‘pensato e detto’ delle teologia e della filosofia.
‘Servono’ perchè, come dice poco dopo Mathieu, non solo -a trarne le conseguenze- il senso di vertigine che si prova è reale, ma perchè la dignità dell’essere umano che ne consegue è davvero straordinaria nella sua particolarità.
Nello stesso tempo, infatti, si desume -con la nostra grandezza- il nostro limite, ma l’uno e l’altro convivono assieme armonicamente, nel primo degli et-et. Solo il cattolicesimo, la sua prospettiva sa coglierne il senso e ‘trasferirlo’ nelle cultura, nel pensiero, nella vita.
Ritrovo questa affermazione, curiosamente, mentre leggo lo Joseph Ratzinger di ‘Introduzione al Cristianesimo’: “In Gesù ha assunto la natura umana colui che da tutta l’eternità si trova incluso ‘fisicamente’ (realmente in linea entitativa) nella relazione unitario-triplice pulsante dell’amore divino’.
Ecco il concetto chiave: ‘natura umana assunta’; il concetto che capovolge completamente la riflessione, che ribalta letteralmente il fisicismo del concepimento e della nascita del Cristo.
Che illumina l’Assunzione (e la stessa Immacolata Concezione) della Madre come ‘atto dovuto’, pensato nell’eternità.
E’ l’umano ad essere assunto nel divino, non l’umano ad assumere il divino.
Cambia tutto.
E illumina anche quest’altra memoria agostana -e non credo la collocazione sia un caso- la Trasfigurazione: non è il Cielo che scende e si fa presenza, apparendo come effetto, ma è come nello spazio e nel tempo Lui abbia aperto uno squarcio, guardando CON OCCHI ANCHE UMANI, il Soggetto, l’Altro, il Padre. La Sua eterna contemplazione d’amore.
Eh sì, vertigini. Ma -cattolicamente- speculazioni, riflessioni, approfondimenti.
Eccone -in altri due post, modesti, da poco- altri.
* * * *
Le presenza nell’eternità di Cristo vero uomo e vero Dio nella relazione trinitaria, rende chiaro un altro aspetto, stavolta terrificante: l’odio satanico verso l’uomo e il modo di essere di questo odio.
Nel ‘primo istante’ di San Tommaso d’Aquino, il diavolo appena creato si trovò davanti -in quell’eternità di cui partecipa come puro spirito- la Trinità di cui abbiamo appena detto, quella inclusiva del Cristo uomo. Quella che includeva la carne e con essa la materia.
Possiamo intuire che -assieme alla relazionalità trinitaria- satana abbia subito odiato esattamente il fatto che nel mistero trinitario albergasse la carne, a dispetto della sua natura puramente spirituale.
L’odio verso l’uomo coincide così pienamente con l’odio verso Dio. E, è curioso notarlo, è esattamente quanto Gesù dice sull’amore: non c’è amore per Dio se non c’è amore per l’uomo. Il comandamento cristiano assume una luce ancora più intensa e profonda, che va ben al di là della precettistica morale ed investe il piano dell’essere, ontologico.
Ed è illuminato il perchè -in una prospettiva di vera fede- la materia si salvi e, quindi, vada protetta, amata, rispettata. Così come la più ‘immediata’ delle materie, il nostro corpo.
Ed è più chiaro che uno dei segni del satanico non può che essere l’odio per il corpo, il puntare ad un suo dissolvimento, consunzione, disprezzo, in vista di una qualche forma di ‘elevazione’ o peggio di ‘separazione’ dello spirito.
E’ un terribile inganno, un vero odio di sè travestito, una degradazione camuffata da ‘miglioramento’.
Ed è una cosa del tutto inutile.
Perchè un corpo ‘assunto’ non potrà che essere salvato.
O dannato, sopratutto se lo si odia.
* * * *
Per chiudere, per così dire, ritorno ‘alla filosofia’.
L’idea -anzi, la realtà- dell’assunzione della natura umana da parte di Cristo e il suo stare nell’eternità, sono forse cose che ‘intuiamo’, che ‘sentiamo’ dentro di noi.
Da sempre l’umanità anela all’eternità, sente il limite della morte come inaccettabile e lo fa a partire dalla corporeità. Potremmo dire che, a ben vedere, il primo ‘successo’ satanico sta nell’aver avvelenato il nostro rapporto con il corpo, averci condotto alla morte corporea con il peccato.
Molte delle insidie della fede riposano nella convinzione che il corpo sia perduto, a partire dall’idea che risorgeremo solo con l’anima.
Ma non si tratta solo di questo. L’intuire che siamo fatti per l’eternità, che -sia pure nel senso vero detto- siamo ‘nella divinità’ è -anche qui- capovolto dall’idea che siamo ‘scintille’ di Dio, che siamo partecipi delle divinità in quanto divini di nostro.
Risuona il ‘sarete come Dio’: ma risuona in modo beffardo, perchè ci è ripetuto -nelle multiforme ma monotona cantilena gnosticheggiante- che ‘siamo come Dio’, che noi stessi ‘siamo Dio’, anche dopo che ci rendiamo conto di essere caduti o di cadere!
Questa idea ha, comunque, sempre buon gioco: è l’idea dell’immanentismo, del Dio diffuso, nel Dio infuso, del Dio indistinto dall’uomo, del Dio nel mondo.
E’ un inganno che parte, come sempre, da un concetto vero, ma capovolto.
L’eco della divinità, dello stare con Dio in una relazione ontologica ed ancestrale eterna esiste ed è vero.
Ma è capovolto rispetto all’idea gnostica: è una scintilla -se possiamo usare anche noi il termine- dell’umanità ad essere stata assunta, con Cristo, in Dio e nella sua eternità.
L’umanità ‘partecipa’ dell’eternità, della divinità, ma perchè Dio gliene ha fatto dono.
E può farlo solo ‘attraverso’ Cristo, mai dimenticarlo!


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