La messa vespertina dell’Assunta è un piccolo tesoro di letture assai utili, anche per noi ‘dispersi’.
Il brano evangelico è quasi icastico e sembra duro: alla donna che, esultando, grida a Gesù «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!», il Cristo replica con un -all’apparenza- non molto carino: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».
Il senso profondo di un’affermazione, che pare sminuire la Madre, in realtà, è esplicato nel saluto di Elisabetta del Vangelo di oggi: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
In quel ‘sabato’ che precede l’Assunzione, la messa di ieri propone anche il racconto di come, nel Regno Davidico, sia stata custodita -in uno spazio separato, poi divenuto il Sancta Sanctorum del Tempio- l’Arca dell’Alleanza.
In essa le tavole della Legge, la Parola di יַהְוֶה, YHWH.
Nella Deipara, invece, la Parola Vivente, i cui echi risuonano nelle sue viscere, ma destinata a tutti coloro che la custodiscono, ascoltandola e osservandola, come fece prima di tutti la Madre.
Quanto mistero, silenzio, nascondimento (nella liturgia del ‘giorno prima’, di una vigilia davvero adatta a Colei che è Vigilia Christi). Quanta meditazione nel cuore, in tempi di sbracatezza di una Chiesa stuprata da parole non sue, invasa -nei sui luoghi ‘di separazione’, laddove dovrebbe esserci, appunto, raccoglimento- da venti di disobbedienza. In una Chiesa che, come ultimo baluardo, ha ormai il Tabernacolo.
L’Assunta, Arca dell’Alleanza, è portata nel cuore del Figlio, separata dal destino umano, dalle palate di terra del sepolcro: non poteva essere il seno di quest’ultima, dimora provvisoria del corpo dell’uomo, a custodirla.
Doveva trattenerla tutta per sè quel Verbo che ne era stato accolto e protetto.


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