Facendomi un po’ di violenza e anche scrostandomi di dosso -chissà- un po’ di hybris determinata dall’abitudine a conoscere il potere ‘vestito’ in un altro modo, cioè con gli abiti della sobrietà, del giusto distacco, delle forme ‘sostanziali’ e ‘sostanziose’, cerco di andare un po’ oltre lo sconcerto procuratomi da questo nuovo VinciSalvini, rilanciato ieri.
Non certo per ‘giustificare’ (cosa che non mi interessa affatto fare), nè per capire cosa ci sia dietro (una forma di ‘tracciamento’, previa quantificazione e classificazione, del consenso, come scrive oggi il Corriere, e credo anche del dissenso).
No, per intuire dove potrebbe portarci questo modo di condurre il potere attraverso la propria immagine pubblica ed una sua ‘gestione’ ruspanteggiante.
Operazione ‘furba’, perchè l’immediatezza del dividendo in termini di consensi e di visibilità, anche negativa, è indice della furbizia con cui il tutto è gestito. Operazione un poco intelligente, perchè ci può anche stare che si pensi -da parte di chi approva il personaggio- che ci sia una forma di autoironia nel presentarsi come il conduttore di un gioco in cui egli stesso è il premio.
Ma, tornando a noi: dove potrebbe portarci?
Noi cattolici dovremmo essere in grado di capire -per esperienza pluridecennale- che, proprio perchè queste magate portano il personaggio ‘da tutte le parti’, in realtà sia lui (che sarebbe il meno), che noi (intesi come Paese, comunità politica) finiremo per non andare da nessuna parte.
Perdere l’abito del potere, anzi disperderlo e diluirlo nella normalità, nella quotidianità, nella simpatia; rendere, insomma, il potere stesso ‘alla mano’ (da qui il titolo del post), significa sempre ‘svuotarlo’. E quel vuoto reclamerà sempre di essere ‘riempito’: nel caso di questo modo di gestire il potere, esso dovrà essere colmato da gestualità, comportamenti, atteggiamenti sempre più ‘alla mano’.
Il circolo che ne viene fuori è, ovviamente, vizioso: perchè se la misura del tuo essere credibile è data dal tuo essere come gli altri, come ‘la gente’, finirai per ‘appiattirti’ sempre di più.
Un esempio: le altre due foto.
Se ti presti a selfizzarti con chiunque, e poi ti capita che -su questo stesso terreno dell’immediatezza- chi ti contesta, ti sfida, ‘devi stare al gioco’, devi ‘stare basso’.
E, alla fine, non potrai fare a meno di strisciare in continuazione.
Come questo possa, poi, ‘aiutarti’ a condurre con polso fermo un incarico pubblico di grande responsabilità, che presume un contrasto con realtà -come la mafia, ma anche (più in generale e sul terreno squisitamente politico) i potentati economici- che pretendi di sfidare e che si basano, e comandano, usando il principio opposto della forte gerarchizzazione, della supremazia, è ancora tutto da vedere.
E, infatti, non vediamo granchè, sotto questo profilo…
Si dirà: ‘ma porta consensi!’
Si, ma un Paese non vive solo di consensi, temo…


Lascia un commento