Ad un anno dal suo transito, ciò che oggi mi torna in mente di Benedetto XVI è, ancora una volta, Ratisbona.
C’è qualcosa, vista a posteriori, di provvidenziale nella canea mediatica che si scatenò dopo quel discorso: ha aiutato a scolpirlo nella storia come la chiave per interpretare non solo il passato ma anche il futuro che ne sarebbe seguito. Diciamo che ‘i cuori di molti’ furono ‘rivelati’ ed è il cuore stesso di questo nostro presente a risultare illuminato, quasi a giorno.
La logica di quel discorso era ‘dolcemente impietosa’, poichè contrapponeva la retta ragione, il suo utilizzo in ogni tipologia di relazione, al bieco contrapporsi delle potenze.
E oggi vediamo, con il sempre più crescente sconcerto che alimenta e giustifica il nostro silenzio, come il paradigma della contrapposizione delle potenze, alle quali la ragione è sottoposta quale mera mosca cocchiera, quale sguattera di argomenti artefatti e posticci, di pezze da culo buone solo a rattoppare l’indifendibile, oggi vediamo come tutto è lotta di potenze.
Lo vediamo nella guerra della c.d. informazione, improntanta da ambo i lati (perchè di ‘ambo i lati’ il male si nutre) al ‘chiagne e fotti’, all’esasperata ricerca, esaltazione parossistica, del caso pietoso, a sostegno di ogni tipologia di propaganda del disumano, guerre incluse.
Lo vediamo nel debordare, al di là di ogni limite, di quel ‘tutto è lecito’, che usa ‘l’amore’ come carta da regalo per infiocchettarsi e attraversare coscienze sempre più anestetizzate.
Lo vediamo nella Chiesa, in ogni suo livello, con le piccinerie da amministratore di condominio contro i dissenzienti, o con il profluvio di presunta ‘vita’ nei discorsi e negli interventi pubblici, di un clericalismo insopportabile, di un moralismo tanto accanito quanto più prono ai ‘valori’ del mondo.
Una Chiesa in cui tanti che si contrappongono, altro non oppongono se non (ancora!?) un’altra cancel culture come quella dei progressisti o modernisti che vorrebbero combattere: la cancellazione con retromarcia ad epoche che non hanno neanche vissuto. Altra sterile ‘volontà di potenza’, specchio preciso ed utilissimo per i presunti innovatori, settantenni o ottantenni, rimasti tali dagli anni ’70.
Un bel guadagno per la cattolicità, questo contrapporsi di wokismo di destra e di sinistra, rispetto ai quali certo deve suonare intollerabile, l’invito ratzingeriano al recupero di ciò che era ed è ancora buono.
L’invito alla ragione, alla ratio, al ‘criterio’, al ‘vaglio’ che, non a caso, è sempre più bandito anche qui: discorsi troppo lunghi, meglio una bella emozione, un bel subire d’influencing, una scarichetta per darsi la spinta nel velleitarismo di ogni giorno.
Ecco perchè c’è ancora un Ratzinger ‘perito teologo del Vaticano Secondo’, fissato in un loop temporale funzionale a certe narrazioni. O un ‘Ratzinger Prefetto della Fede, Pastore Tedesco’, altro feticcio utile a corroborare le narrazioni opposte.
Ed ecco perchè il Benedetto di Ratisbona era stato e sempre sarà la bestia nera di tutti costoro: perchè la dolce ragione li disarma, li inchioda, li spoglia e ce li mostra come sono, fumosa potenza, sempre più priva di essere e di sostanza.
Ecco perchè, in quel modo, lui ‘è rimasto’.
Ed ecco perchè rimarrà sempre.


Lascia un commento