Nella sua Storia d’Italia, Benedetto Croce riferisce questo curioso aneddoto.
Il grande storico tedesco dell’antichità romana (e del diritto romano) Theodor Mommsen appare un po’ inquieto: è il 1871 e da pochissimo Roma è diventata la capitale del nuovo Regno d’Italia.
Quel grandissimo si trova a colloquio con Quintino Sella, il potentissimo Ministro del Governo del Regno. A lui Mommsen chiede: «Cosa cosa intendete fare a Roma? A Roma non si sta senza un’idea universale».
Il riferimento, da storico (che andava oltre la storia, cercando di coglierne il senso) era al diritto -l’universale dell’Impero Romano- ma anche alla fede cristiana, fondo dell’insediamento nell’Urbe del Papato di quella Chiesa che, appunto, pretese, fu ed è ancora, malgrado tutto, cattolica, universale appunto.
La ferma risposta attribuita al politico piemontese, ingegniere, esponente di punta della elite liberale, fu questa: «la Scienza».
E, in effetti, Sella s’impegnò parecchio, di suo: l’Accademia dei Lincei fu da lui restaurata ed allargata.
Il prossimo anno, saranno 150 anni che Roma è ‘italiana’.
Quanto alla “Scienza”, l’anno che precederà tale importante anniversario -questo- sarà ricordato come il peggiore, almeno per quella medica, soprattutto per il desolante spettacolo fornito ogni ora dai suoi esponenti, tutt’altro che ‘universale’ o semplicemente disponibile ad una condivisione di conoscenze, esperienze e pratiche in materia di contrasto al Coronavirus.
Spettacolo molto simile a quello dato dalle Istituzioni (e dai rispettivi protagonisti) della politica italiana
Con buona pace di Sella.
Un po’ meno, di Mommsen.


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