«Io sono come la scopa che quando non serve più la si mette dietro la porta, lieta di essere servita»
Santa Bernadette Soubirous
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Fioccano fra i miei contatti e nelle pagine che seguo gli auguri per i 93 anni di Benedetto XVI. A essi mi unisco idealmente.
Il 16 aprile è il giorno di nascita di Vittorio Messori e, appunto, di Joseph Ratzinger. Entrambi, sopratutto il primo, hanno sempre una grande devozione per questa piccola fra i piccoli, per questa ‘insignificanza’ della storia umana.
E, curiosamente, nel declinare verso la fine della loro vita, entrambi sperimentano la parabola tracciata dalla ‘loro’ Santa: il nascondimento, il mettersi dietro la porta, l’appartarsi o, quasi, il seppellirsi volontariamente, lontano dai riflettori.
Un messaggio che va controcorrente, in un mondo nel quale è una continua gara all’apparire, all’emergere, alla ‘visibilità’, qui come altrove.
Dove ogni pretesto è buono.
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Non credo sia per esserne stato, da buon ‘messorologo’, suggestionato: ma io mi sono sempre sentito così.
Mi piace aver fatto la mia parte. Essermi battuto per quello che ritenevo giusto.
Per poi, però, ‘sparire’.
Come ‘quelli del 16 aprile’…


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