L’amico che mi ha segnalato, ‘costringendomi’ a recuperarlo e leggerlo, l’articolo di Alberto Melloni su Repubblica di ieri -vedi link al primo commento- sapeva bene che un simile pezzo mi avrebbe ‘acceso’.
Mentre la formanda Chiesa Cattolica Nazionale Tedesca (che tanto piacerebbe a questo ‘Chief Scientific Advisor’ della Commissione Europea), oggi spara cannonate con franchezza tutta teutonica su Papa Ratzinger, il nostro ha lavorato di fino con ago e filo, intessendo una bella e ‘comprensiva’ veste di apparenti rispetto e pietà, cucendola però -da par suo- sulla carne viva di Benedetto.
Tipico di Melloni e di quella Scuola di Bologna che, in omaggio all’obliquità dei richiami, degli incisi e dei distinguo, chiamerò d’ora in poi ‘La scuola cattolica’ di Bologna, laddove ciò che sta fra virgolette, io lo dico chiaro, allude espressamente all’uso deteriore del termine che è fatto nel titolo del recente film sul massacro del Circeo.
Mentre però, ‘la scuola cattolica’ di quel film accusa i presunti perbenismo, bacchettonismo e l’ipocrisia di famiglie e credenti capaci di mettere al mondo figli pervertiti, maniaci e stupratori, quella di Bologna non è da meno in doppiezza, in senso delle apparenze di luce, con le quali coprire avidità, carrierismo (anche nella UE vedo!), e capacità di assecondare il mondo.
Ne è uno spaccato proprio il pezzo di Melloni, il quale ruota su due -as usual, oblique- accuse a Benedetto XVI.
La prima, buttata lì come la principale responsabilità politica di un ingenuo ed incapace di atti di governo, di aver attuato però -con decisione e consapevolezza nè ingenue nè incapaci, ma efficacissime- ‘un’ecclesiologia’ nella quale il Vescovo sta come sovrano assoluto a capo della sua diocesi, e non si deve piegare alla ‘correzione’ e al predominio della sua ‘Chiesa Cattolica Nazionale’ di appartenenza.
E qui il lettore più avveduto viene sprofondato di nuovo nella noia, constatando che la ‘Scuola cattolica’ di Bologna, come sempre, ripete che il vulnus stia nel non avere la Chiesa assecondato le derive del Protestantesimo, il suo consegnarsi al Principe e alla sua ‘giustizia’, a partire dal suo organizzarsi per statualità e non secondo linee che privilegiano l’autorità paterna e gerarchica.
Cosa c’entri questo con le vittime di Boston non si capisce: come se il marcio risieda solo nella centralità e giammai in una collegialità; come se -negli USA di quegli anni- fossero mancati Vescovi santi e intransigenti (anche e sopratutto perchè virili e padri), nelle loro diocesi, contro la pedofilia.
E infatti Melloni deve spiegarsi meglio: la seconda ‘maxima culpa’ di Benedetto, sarebbe l’aver intrapreso lo ‘scivoloso’ percorso della vergogna e della richiesta di perdono, invece di attenzionare e colpire (aridaglie) il ‘patriarcato sacerdotale ed episcopale’, humus culturale della prevaricazione (evidentemente, anche sessuale?!) dei chierici sui piccoli.
Insomma. il prete scopatore di imberbi come portato della sola sete di dominio e di potere sul prossimo; del vituperato ‘controllo sui corpi’; giammai di pulsioni omofile o, quanto meno, di una sessualità malata, forse perchè anche immersa in una temperie sociale e culturale sessuomane. Quelle denunciate, peraltro, da Joseph Ratzinger.
Il “Titolare della Cattedra UNESCO sul pluralismo religioso e la pace dell’Università di Bologna” non lo dice, ma lo lascia intendere: la lettera di Ratzinger va bene come congedo (sia pure obbligato da una qualche ‘grazia’, che lo porta ‘dove non vorrebbe’) della sua ecclesiologia dal mondo e dalla Chiesa.
Un congedo non troppo efficace, sembrerebbe di capire, visto che però -stando a Melloni stesso- anche i suoi accusatori della Chiesa Cattolica Nazionale Tedesca alimenterebbero -con altre- la confusione fra ‘platealità e giustizia’.
Il povero Benedetto ne esce così vestito di beltade ma, sotto il vestito, ancora griderebbe il passato suo e della Chiesa che i corifei della ‘Scuola cattolica’ di Bologna hanno sempre descritto, una Chiesa da abbattere.
Ma, per un paradosso neanche troppo tale, di questo pezzo di Melloni è l’apertura a salvarsi: forse perchè, usata confusamente per descrivere un Papa Emerito finalmente in balia della grazia e non più di sè stesso (o del personaggio che Alberigo e C. hanno costruito), alla fine non sono parole di Melloni Alberto ma parola della Scrittura.
Il risuonare di quel ‘ti poterà dove tu non vuoi’ riferito a Pietro non implica solo la, scontata, sequela del Cristo.
Pietro e il Papato che egli raffigura sono davvero condotti dove non vogliono non solo dalla grazia, ma anche dai loro nemici, lungo il sentiero del patibolo, fino in cima alla croce.
Dove, come successe al suo Signore, il Papato è chiamato a ricevere l’unico conforto da una spugna imbevuta di fiele.
Quella a cui assomiglia tanto la ‘pietà’ e il ‘conforto’ di un ‘Chief Scientific Advisor’ come Alberto Melloni.


Lascia un commento