l’aborto come diritto costitutivo. e ricostituente

I due lanci di stampa della scorsa settimana sull’aborto sono ‘accomunati’ dal fatto che -in entrambi i casi- il tema ‘ritorna’ dall’autunno scorso.

Mi riferisco alla ‘promessa’ di Macron di inserire il c.d. diritto di aborto nella Costituzione francese ed all’approvazione delle “buffer zones”, zone-cuscinetto di 150 metri attorno alle cliniche dove si pratica l’interruzione di gravidanza, dove -bocciato un emendamento in tal senso- resta vietato persino sostare in preghiera.

Il ritorno del tema sta in questo: mentre, in Francia, un tentativo di monsieur le Président era stato rispedito al mittente dal voto contrario alla proposta del Senato -appunto- in autunno; sempre in autunno, invece, la breccia dei ‘cuscinetti anti preghiera’ era stata allargata a Bournemouth, nel Dorset, con un’ordinanza che -assieme adl altre- ha fatto da apripista alla legge sulle ‘buffer zones’.

Queste ed altre notizie confermano che il tema rimane -e rimarrrà sempre- una trincea di una battaglia che si svolge soprattutto su piano, quello che davvero conta: l’eterno piano del sacrificio o, se vogliamo essere più precisi, del sacrificio sostitutivo.

Non può nè deve sorprendere che la battaglia abbia ormai investitito in pieno il diritto e che miri ormai ad abbattere l’ultima frontiera (è proprio il caso di dirlo): quella che, nei nostri ordinamenti a impostazione normativa, definiamo costituente.

Il riconoscimento di un ‘diritto’ ad abortire il nascituro (fino agli estremi confini del ‘passaggio alla luce’ di quest’ultimo, e anche oltre, come si vorrebbe nello Stato di New York) nelle costituzioni sancirebbe simbolicamente -e, quindi, più che esattamente ed ‘efficacemente’, nella prospettiva che qui ci interessa- il ripristino, che già è nei fatti ed in normative ancora ‘rivedibili’, dell’efficacia ‘costitutiva’ per le società contemporanee di questa forma di sacrificio cruento.

Sarebbe, insomma, una ‘vittoria di civiltà’ (credo sia chiaro quale: non certo quella sedicente ‘moderna’, ma quella che -in verità- somiglia tanto a tantissime di quelle più ‘vecchie’) con il sostanziale ritorno -‘consacrato laicamente’- del capro espiatorio.

Da qui, è chiaro, il segnale d’intolleranza verso la preghiera cristiana e verso un suo potenziale svolgersi nei paraggi dei luoghi in cui il coltello, trasformatosi in bisturi o in veleno, esegue e ripete il rito: quelle preghiere si eleverebbero a Colui che, una volta e per tutte, era venuto a cancellare, a spazzare via ogni sacrificio cruento, posto a fondamento dell’ordine che ripete se stesso.

Logico, pertanto, il motivo per il quale esse non possono essere ‘tollerate’.

Per un assai bizzarro cascame di tutto questo, accanto ai miliardi di dollari che organizzazioni come Planned Parenthood o la Marie Stopes International (MSI) continuerebbero a lucrare, ne uscirebbe certamente rafforzato anche il business dei ‘prodotti’ -specie quelli di bellezza e di ringiovanimento- derivati dal feto.

E così il c.d. ‘diritto all’aborto’ finirebbe per diventare -ancora una volta, simbolicamente e come in uno sberleffo- non solo ri-costitutivo ma anche ri-costituente: delle società di potenza, il cui senso sta solo nel maquillage che -volta per volta- esse devono adottare.

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