le ore di un venerdi’

Ora terza

E così, solo a mezzogiorno, Cristo comincia ad andarsene. Il percorso doloroso diventa uscita dalla vita solo quando Egli viene immobilizzato sulla croce. Dopo la salita del Getsemani ed il processo, c’è stata la pena: la strada dello scherno, del dolore, degli sputi ricevuti con le frustate. L’uno –il Getsemani- e l’altra –la salita del Golgota- sono servite a raccogliere il male e la sua inadeguata punizione (inutile per chiunque, ma non per Lui). L’uno e l’altra sono la sola mercede che il mondo ha saputo darGli in cambio dell’amore, della sapienza, dei miracoli profusi nei tre anni della predicazione.   Gesù può andarsene solo quando la croce è piantata, quando i pochi rimasti con la Madre, sono anch’essi paralizzati dall’angoscia dell’imminente fine.   Nell’ufficio di quest’ora, l’Inno evoca il momento della venuta dello Spirito sugli Apostoli: anche la, i suoi attendono -paralizzati- non una dipartita, ma un arrivo: “se io non vado non potrete ricevere il Paraclito…”. Se il cuore non è svuotato dal peccato e dalla pena con cui ci si illude di poterlo scontare, non è possibile venire investiti dalla luce dello Spirito. Luce… che stride con le tenebre che cominciano ad oscurare le ore più luminose del giorno proprio in questo giorno.

Ora sesta

Le nostre colpe colmano il Cristo ed Egli non può più contarle, come i capelli del suo capo. Quelle colpe sono diventate –in un mistero insondabile- le Sue: dovevano appartenerGli, altrimenti non avrebbe potuto espiarle per noi. Così il primo salmo.   Ma, ora che Egli ne è carico, può ripetere con il salmista dell’ora sesta: “ecco, io vengo. Sul rotolo del libro, di me è scritto di compiere il tuo volere”. Compimento è assunzione di tutto il contenuto di quel calice che il Padre gli ha dato da bere. Compimento è la volontà del Padre. Compimento è andare, consegnarsi, così come si era consegnato a noi quando è venuto sulla terra, così come si era consegnato agli uomini per essere giudicato e crocifisso.   “In quest’ora, sul Golgota, egli paga il riscatto”. Il nostro status di sequestrati dal peccato è finito. Persino il cosmo (concentrando il fremito violento delle terra sotto di Lui e l’addensarsi minaccioso delle nuvole sopra di Lui) sembra voler accompagnare, con un movimento uguale e contrario a quello dell’esilio del primo uomo, l’uscita di scena di quel terribile fardello. Il prezzo pagato è una consegna: la consegna di Sé al Padre.

Ora nona

 “Irradia di luce la sera, fa’ sorgere oltre la morte, nello splendore dei cieli, il giorno senza tramonto”.   Davvero il buio di questo primo pomeriggio tempestoso rende la sera più luminosa. Ma la vera luce è quella che fa vedere oltre il silenzio e l’opacità di un corpo deposto dalla croce è quella della fede.   La luce della sera è quelle delle stelle: e la stella che, flebile, rispende è la fede della Madre, alla quale il corpo deposto viene subito consegnato quasi in pegno per lei e per noi.   La luce abbacinante della resurrezione lo investirà mentre esso è ancora nello spazio e nel tempo e penetrerà fin dentro la terra, oltre il masso che copre il sepolcro. Quel corpo, trasfigurato e glorificato dal ricongiungimento con il suo Signore, si mostrerà per primo ad un’altra donna, un’altra Maria, affinchè –da quel momento- venga data una svolta alla storia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *