lo scandalo del sacro

Giorni fa, questa foto ha sollevato un grandissimo ‘polverone’: accanto all’anziano assiduo ‘frequentatore’ di questa bacheca, vi è ritratto Mons. Livio Melina, appena cacciato dall’Istituto degli Studi sulla famiglia, intitolato a Giovanni Paolo II.

Vien da chiedersi come mai, per uno come il Papa Emerito, che sta messo di lato, se non da parte; che non esercita alcun comando, avendovi rinunciato; che è detestato da una marea di cattolici -e sedicenti tali- che lo snobbano e lo facevano contare meno di zero anche quando era ‘regnante’; vien da chiedersi, dicevo, perchè tutta sta cagnara anche solo per una foto.

Sì, certo: il messaggio, la ‘solidarietà a Melina’; la ‘contrapposizione mediatica’; i ‘due papi’… tutto reale e vero.

Ma sembra intuirsi altro.

Saranno le suggestioni girardiane, anzi, sono senz’altro queste suggestioni… ma il punto a me pare questo: Melina, chiamato o di sua sponte, è entrato nel recinto, nel luogo della separazione, all’interno di uno dei pochi spazi del sacro rimasti. Lo definii, tempo fa, il recinto dentro il recinto di Pietro.

E, con la scusa della cronaca, quel piccolo recinto, quel rifugio del sacro è ‘riapparso’ esistente, vivo e vero. E questo è inaccetabile, inammissibile: perchè il movimento in atto nella Chiesa e nell’umanità intera è l’espulsione del sacro (o, il che è lo stesso, la sua immanentizzazione).

Ne è una prova l’ennesima incursione di stamani di quell’altro (no, non è Salvini 😉 ) nelle frattaglie dell’attualità, della politica, nel perenne telegiornale: un pensiero per il ghiacciaio islandese con tanto di epitaffio qua, un richiamo all’esempio del paesello abbandonato che si rianima con i migranti di la.

La Chiesa in uscita, appunto, dal sacro. O, come ho detto, la Chiesa che vede il ‘sacro’ dappertutto: che è esattamente-oltre che girardianamente- lo stesso.

E quando il sacro vero emerge -in questi tempi stupidi perchè presuntuosi- genera scandalo.

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