Intendiamoci: più che legittimo, addirittura doveroso, istruttivo e carico di abbagliante bellezza il video-mapping del tempio di Atena sul Duomo di Siracusa, per il venticinquesimo cententario dalla sua elevazione a ‘edificio religioso’.
Per chi si sforza anche di riflettere su tempi come i nostri, cercando di starci dentro con un pizzico di consapevolezza in più, si tratta anche di un evocazione di cui essere -in fondo- anche ‘grati’.
Perchè, anzitutto, è un potente, puro ‘segno dei tempi’: esattamente due ‘tempi’ vengono ‘evocati’, quello del paganesimo precristiano -in quella variante straordinaria dell’antichità greca- e il nostro, che usa la potenza dell’apparato dell’immaginario che lo caratterizza, per riportarli ‘in vita’, per offirli al senso della vista e, a cascata, alle emozioni ed alle speculazioni della mente.
Ma il nostro ‘tempo’ viene evocato, anche perchè esso è fatto di ‘riproposizioni’, di ‘rilanci’, di tentativi di far ‘risorgere’ il primo ‘tempo’: il paganesimo, Atene, ecc.
Oscurare’ l’edificio cristiano e cattolico, dunque, al credente offre un affresco di quanto da secoli va montando ma oggi con mezzi d’impatto simbolico più potenti: questa ‘resurrezione’, giustappunto, di quanto -anche ‘assumendolo’, ‘inglobandolo’- il Vangelo ha impiegato secoli a spazzare via.
Per tempi sempre più esplicitamente anti-cristici come i nostri, un ritorno ‘dal sepolcro’ degli idoli, delle vestigia del culto di antiche divinità, è davvero ‘resurrezione’ che li pone in modo speculare, che so, al Cristo Pantocratore; contrapposizione di grandezza simbolica a grandezza simbolica, in senso di sfida, con l’intento -mai fino in fondo dissimulato- di ritorno allo scontro.
Sia chiaro: con il ritorno di luce non artificiale, la facciata del Duomo è tornata quella che è oggi, quella cattolica. Il realismo cristiano ha ancora in mano le sue carte.
Ma lo ‘scontro immateriale’ non va sottovalutato, tutt’altro.


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