‘l’ultimo papa del vecchio mondo’

“Posso solo dire a riguardo che, nel lento scemare delle forze fisiche, interiormente sono in pellegrinaggio verso Casa”.

Poco tempo e spazio per meditare queste brevi parole che hanno commosso tanti, scritte da colui che -misteriosamente- ha detto di sè stesso di essere ‘l’ultimo papa del vecchio mondo’ e, contestualmente, il ‘primo del nuovo’.

Cinque anni dopo la ‘rinuncia’ all’esercizio del Ministero di Pietro -altra sfumatura sottile e misteriosa- continuiamo a chiederci il senso profondo di quel passo dietro le quinte della storia, di quel appartarsi, pur rimanendo dentro il recinto vaticano…

Un senso, mi pare, stia nella data scelta: l’11 febbraio, che evoca Lourdes e, sopratutto, la sua protagonista. Che evoca il dolore della malattia che martirizzò la veggente dei Pirenei, Bernadette.

Il suo giorno, nel canone dei santi, è quel 16 aprile che ha visto i natali di Joseph Ratzinger: ed il filo rosso appare così evidente, chiaro.

Quella santa, dopo l’esposizione ‘mediatica’ e pubblica delle apparizioni, decise anche lei di ‘sparire’ al mondo. Decise di essere una presenza diversa: disse di sè ‘voglio essere come una scopa, che, una volta usata, si posa dietro a porta’. E, intanto, soffriva per le malattie terribili e dolorosissime che la devastavano; pativa il disprezzo della sua superiora e delle molte consorelle del suo convento di Nevers; subiva e pregava con gli occhi aperti non più verso il Cielo che l’aveva investita con la Luce della sua Regina, ma verso il buio del patimento.

Riecheggiava, in lei, la promessa di Aquerò: sarebbe stata felice, sì, ma non in questa vita, bensì nell’altra. La memoria di quelle parole la sorreggeva; e -pensiamo- della carie ossea che l’ha devastata, non è rimasta traccia nel suo corpo dolce, intonso, della chasse di Nevers.

La serenità dello spirito ha finito per informare l’infermità del corpo.

Mi pare di poter dire così di Benedetto XVI: il quale comincia a scorgere la Casa, anche lui -pensiamo, speriamo- in ‘preda’ ad una ‘promessa’, a quell’unica ‘promessa’ che ci fa rimanere fermi, in trincea, fra i marosi del tempo e dello spirito.

Fermi e fiduciosi, nonostante tutto, nel suo adempimento.

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