«L’uomo non ha bisogno di Dio, perché egli solo è Dio di sé stesso. Il suo interesse deve essere rivolto al suo “esclusivo” benessere»
Max Stirner “Der Einzige und sein Eigentum – L’Unico e la sua proprietà”
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Cercando un po’ di sostanza per le mie riflessioni sul Katechon, m’imbatto -via Carl Schmitt- in Max Stirner (pseudonimo di Johann Caspar Schmidt).
Sarebbe sbagliato definirlo l’ennesimo satellite esploso con la supernova dell’hegelismo, anzi: dimostra che, in nuce, dentro Hegel albergavano le correnti, anche sotto forma di iniziali rigagnoli, che hanno forgiato il nostro amaro presente.
Stirner ‘arriva’ però -prima degli altri, salvo venire immerso sotto corsi del fllosofare più in voga nelle epoche, per poi emergere altrove- alla fine del ‘percorso’.
Si dice -infatti- abbia ‘ispirato’ Friedrich Nietzsche e fatto crucciare non poco Carl Schmitt.
Stirner non ammette per l’uomo nè sovrastrutture (le religioni e quelle… religioni che nascono dall’irreligione; lo Stato) nè infrastrutture (il Super-io, lo spirito o la morale laica): nulla deve condizionarlo nè dall’esterno nè dall’interno.
Tuttavia risulta ‘indigesto’ a tutti: per i libertari, infatti, il suo individualismo sfocerebbe nell’autoritarismo ovvero, dal ‘lato sinistro’, nell’ideologia dell’esproprio proletario, anche per il suo disprezzo dei diritti, intesi come riconoscimento dal di fuori di facoltà per l’uomo; inaccettabile per ogni collettivismo che ponga l’interesse di una classe quale scopo di vita.
Lo stigma dell’uomo perfetto, l’Unico (altrimenti definito -assai significativamente- il Proprietario), è il potere per il potere: il rapporto fra gli uomini potendo essere solo utilitaristico, fra gli Unici prevale la volontà -in qualsiasi momento revocabile- di fare ‘un tratto di strada assieme’ ad altri per uno utile comune; dopodichè, anche a suon di tradimenti o vioenze, ognuno per la sua strada.
Stirner ritrae, insomma, l’uomo contemporaneo, il suo essere ‘scevro’, ‘disancorato’, ‘disarticolato’: in un rapporto con la realtà, appunto, da ‘proprietario’ di ogni cosa egli voglia o possa possedere ma anche essere.
Nulla lo vincola nè deve, nemmeno l’essere stato qualcosa l’attimo prima. Proprietario è, quindi, perfetto: l’essere -a cominciare da sè stessi e quindi anche gli altri- lo si ha, lo si possiede e, quindi, lo si può abbandonare e riprendere a piacimento.
Di Max Stirner non ci sono che pochi ritratti, ridotti a schizzi come questo.
Lo trovo significativo: anche una fisiognomica ben precisa può ‘condizionarti’; meglio ridursi, così, a qualche linea essenziale, non troppo vincolante…


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