Gli spunti che Giampiero Gamaleri ha raccolto nel volume ‘La Chiesa secondo McLuhan’ (Armando Editore), assieme a interviste, lettere private del grande studioso delle comunicazioni di massa, vanno riletti e meditati.
Non ne viene fuori, solamente, il cattolico a tutto tondo: il converito (da ‘un’evidenza,’ come spiega lui stesso) che però ‘ha studiato’ i Padri e Tommaso d’Aquino; l’uomo di cultura che respirò profondamente Chesterton e Eliot e che, chissà, dalla capacità del primo di assumere anche da un paesaggio una suggestione del divino, seppe sviluppare quella sensibilità verso i contesti che ne fece la fortuna accademica; il ‘chiaro’ (oggi alcuni direbbero il ‘rigido’) uomo di fede, capace di fulminare l’eresia come alcuni ‘giri esoterici’ che pur cercarono di reclutarlo.
Il sia pur frammentato florilegio di brani, restituisce il proprium di McLuhan: l’uomo capace di esplorare i due ‘emisferi’ della sensibilità umana (quello sinistro, legato alla logica, alla scrittura; e quello destro, affidato alla capacità di ‘vibrare’, di ‘sintonizzarsi alle frequenze’ dell’irrazionale), intuendo che il primo ben potesse attagliarsi alla Chiesa Romana e il secondo alla Chiesa orientale.
L’uomo che intuì come il microfono avesse finito per rivoluzionare l’ambiente liturgico, di fatto sovraccaricando l’aspetto uditivo e togliendo ‘potere’ a quello visivo e alla sua capcaità di determinare il raccoglimento del fedele nella sua ‘bolla di suono’: una lezione che avrebbe dovuto essere impressa nelle menti dei liturgisti (ma non solo), laddove invece, come scrive il figlio Eric, la Commissione Vaticana sulle Comunicazioni non rispondeva neanche alle sue lettere, pur facendone egli formalmente parte…
L’uomo che riportò -con il concetto di ‘causalità formale’- l’attenzione sugli effetti ‘di sfondo’ di ciascuno dei media e non solo: TV, radio (e chissà cosa direbeb oggi di Internet) come determinativi di ‘contesti’ radicalmente nuovi, i cui effetti sulla vita delle persone prescindono totalmente dai messaggi che vengono conculcati.
Il ‘mezzo è il messaggio’, la celeberrima frase di Mc Luhan, è proprio questo: la capacità degli effetti di precedere l’innovazione; ‘gli effetti possono precedere le cause, perchè le faccende umane sono state forzate, dalla tecnologia elettronica, in puri processi’.
‘Il “Principe di questo mondo” è un grande P.R. man (…)’, scriveva, il suo “magistero dev’essere non solo ambientale, ma invisibile perchè ciò che è ambientale è estremamente persuasivo nel momento in cui viene ignorato”.
Ne viene fuori un giudizio che, nell’era dei social, rileggiamo come una profezia: l’uomo che, dopo l’alfabetizzazione greco-romana e il suo innalzare l’individualità, la stampa di Guttemberg in grado di forgiare, sulla lingua volgare, le Nazioni, l’uomo che è ricondotto dall’era elettronica allo stadio primitivo delle tribalità.
Non sono, invero, delle ‘tribù mobili’, cangianti, episodiche, quelle che si vanno formando su temi, polemiche, argomenti o avvenimenti? non vi si partecipa, anche solo per pochissimo tempo, prima di passare alla prossima, magari assieme a chi si è comabttuto prima ferocemente, solo per un passeggero idem sentire, istintivo e magari basilarmente sentimentale?
Aveva previsto questo ed altro.
Ma, cattolicamente, era ben conscio che -come scriveva alla madre, protestante, che rigettava la sua conversione- ‘la difficoltà della Verità è nel fatto che la Verità non è semplice se non per coloro che la colgono come un tutto’.
Anche allora coglieva, con il soggetto, lo sfondo.
E con esso, appunto, tutto.


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