migranti: uno sfogo ‘studiato’

Vi avviso subito: se intendete mantenere e perorare una ‘posizione’ comunque ‘manichea’ sul problema dei migranti (a seconda delle letture pro o contro l’Accoglienza -con la A maiuscola- o pro o contro Salvini -proclamato ed autoproclamatosi, con suo somma gioia per i consensi che gli derivano- paladino dell’opposta opzione), non leggete questo post.

Non vi servirebbe a un cazzo. E non ho voglia, credetemi, neanche che lo leggiate, poichè temerei di avere davvero perso tempo per scriverlo.

Eccomi, dunque, cercando di essere sintetico e schematico.

1. Le notizie che arrivano dalle zone da cui partono i migranti ci dicono cose diverse e, sono convinto, tutte vere.

Ci sono guerre. C’è povertà (intesa come condizione di minore reddito rispetto ai Paesi dell’Occidente, specie europeo); c’è, in alcuni, il terrorismo. C’è lo sfruttamento delle risorse da parte degli stranieri. Ma ci sono anche le mafie locali. Vediamo nel dettaglio.

1.a. GUERRE.

Dai conflitti tribali che insanguinano, ciclicamente, quelle regioni; alla contrapposizione fra Stati (ad es. Etiopia ed Eritrea), alle guerre civili, questi scenari non possono essere negati. Ma chi fugge lo fa spesso rimanendo nei paraggi (non si contano i campi profughi un po’ dovunque, ai margini delle zone belliche, ma all’interno del Continente).

L’altro scenario -quello siriano- si sta stabilizzando e, comunque, interessa un po’ meno l’Italia rispetto a quello africano.

Questi profughi tendono a rimanere lì perchè sperano di rientrare nelle loro case e nei loro possedimenti, quando i conflitti finiranno.

1. b. POVERTA’

Questo secondo scenario è quello che, a mio avviso, innesca maggiormente il fenomeno a cui stiamo assistendo. Parlo di una povertà di tipo relativo: gli studiosi dell’Africa e chi ha voluto raccontare la propria storia, ci dicono che i migranti (quelli che, per dileggio o semplice constatazione, vengono definiti ‘forti e ben nutriti’) sono in realtà ‘piccoli borghesi’ che vogliono migliorare i loro standard di vita, provandosi in Europa. Ecco perchè hanno o riescono a raccogliere il denaro necessario per affrontare il viaggio.

Le masse più indigenti -ovvero quelle colpite da carestie o pestilenze- non riuscirebbero neanche ad attraversare il deserto, provenendo dall’Africa Nera.

1. c. TERRORISMO

Molti Stati sono dilaniati da fenomeni di terrorismo interno, anche legato a posizioni religiose. La Nigeria -dapprima con Boko Haram e oggi, con le mattanze compiute dai pastori fulani sempre a danno delle popolazioni di religione cristiana- è l’esempio più lampante. Tuttavia, salvo quanto dirò sulle mafie locali- anche questo input alla fuga verso l’Europa non pare essere il più forte. Nel senso che, in realtà, al terrorismo si resiste così come anche alla guerra.

1. d. SFRUTTAMENTO

La retorica del colonialismo -che da noi è molto efficace, poichè s’innesta in quella sul fascismo- è sempre servita a coltivare e far crescere il senso di colpa dei popoli europei e, con esso, quasi una ‘narrativa del risarcimento’ per gli anni di tale presenza.

L’oggi è però molto diverso: se stiamo solo all’Italia, dovremmo francamente essere ormai fra quelli che hanno ‘già dato’ ed in abbondanza, in proporzione ai guasti o ai depredamenti compiuti in epoche coloniali. Tanto più che l’emigrazione -per così dire- storicamente corrispondente (che dovrebbe essere di etiopi, eritrei e libici) è marginale rispetto a quella di altri Paesi in cui il dominio maggiore è stato, storicamente, di altri Stati (Regno Unito e Francia in primis).

Venendo al presente, è innegabile che l’imperialismo economico abbia soppiantato il colonialismo storico: tuttavia, anche qui, noi siamo fra i fanalini di coda (anche se, devo dirlo, la notizia recente di guasti compiuti dall’ENI col petrolio in una zona africana non depongono a favore delle presenza italiana).

Non solo: in realtà questo imperialismo, con buona pace del mio caro amico Don Corrado Lorefice, non è, ormai, solo europeo.

E’, da quasi un secolo, americano. E, da decenni, cinese ed indiano. E saudita, quatarino… Per non parlare delle multinazionali. Insomma: è l’imperialismo globalizzato, di quelli che oggi hanno i soldi e le risorse per comprare intere regioni con gli abitanti dentro.

Pensate se venisse quache emiro e chiedesse a Conte di comprare la Sicilia -la terra, intendo, con diritto privato..- con tutti suoi abitanti: i quali, stando in casa d’altri, dovrebbero adeguarsi…

Questo è quanto accade, anche, in Africa.

1. e. MAFIE LOCALI

Il mito del buon selvaggio ci fa chiudere gli occhi sul fatto che, al netto dei satrapi, despoti e corrotti locali ed autoctoni, anche in Africa prosperano mafie locali. Divenute, con il traffico di esseri umani, potentissime e finaziariamente debordanti.

Quella nigeriana, la cui ombra alcuni vedono dietro non solo il traffico suddetto, ma anche sulla tratta delle prostitute, ed alcuni traffici illeciti anche in Europa, ne è i maggiore e più sanguinoso esempio.

2. Questo è quanto accade ‘a casa loro’.

Seguendo idealmente, un ‘viaggio della speranza’, arriviamo sulle coste del Nord Africa, laddove esplodono tutte le contraddizioni e si trovano torbidamente mescolati buona parte dei cattivi segreti del problema.

E’ la Libia destabilizzata di oggi l’occhio del ciclone. Uno Stato che, in pugno ad un feroce dittatore, tuttavia garantiva un interlocutore col quale regolare i flussi, puntando ad una eliminazione dei feroci standard di prigionia e ghettizzazione dei migranti che arrivano e si apprestano a salpare verso l’Europa.

Oggi la Libia è una pentola a pressione senza padroni e, a quanto pare, molti vogliono che resti così.

E’ davvero un guadagno, quanto ne consegue in termini di trattamento disumano e criminale dei migranti, per questi ultimi, lasciare che le cose restino così, senza che la Comunità Internazionale se ne ponga -minimamente- il problema?

Chi ha interesse, insomma, a far si che la Libia non diventi un hub di legittime partenze, con mezzi consoni ad un essere umano, di flussi controllati -anche di lavoratori- per l’Europa?

Chi ha interesse a che non si parli affatto di guidare i migranti dell’Africa nera verso un sistema integrato, ragionato e LEGALE, di ingresso nei nostri Paesi, anche attraverso Nazioni più stabili (Tunisia, Algeria, Marocco)?

3. Al mare voglio dedicare ben poco: è il luogo delle tragedie.

Chi gestisce questi traffici sa bene che la partita va polarizzata, drammatizzata e giocata in mare.

Ecco perchè il problema va risolto fuori dal mare, per quanto sia complesso, difficile, costoso ed ingarbugliato farlo.

E’ il motivo per cui detesto questa polemica: perchè nessuno vuole davvero risolvere il problema, se si incaponisce volontariamente sul mare.

Il mare è l’effetto di cause che stanno altrove.

4. A ‘casa nostra’.

4. a. Un Paese che non fa figli subisce l’orrore che la natura ha per il vuoto.

Il lamento idiota sull’invasione è quello, in larga parte, di un popolo che sembra solo fingere di amare sè stesso. Un popolo che ama sè stesso, fa figli, cresce demograficamente.

L’Italia è un Paese che sta morendo, poichè si odia.

Nel lamentarci per i tanti stranieri, prima chiediamoci come mai siamo così pochi da far diventare tanti quelli che arrivano.

4. b. Imprenditoria globalizzata. Quando ci esaltiamo per le delocalizzazioni delle nostre imprese chiediamoci il prezzo, in termini di valore del lavoro, che stiamo perdendo.

Quando ce ne lamentiamo, poniamoci il problema del perchè è molto più semplice assumere un migrante -magari in nero- che non un italiano…

Non credo sia tutta colpa del migrante…

4. c. C’è una migrazione che conviene (conviene?): pensiamo ai cinesi, regolarmente entrati in Italia… con le loro merci.

L’impatto sul nostro commercio e sulle nostre manifatture è pesantissimo, eppure, a cominciare dalla massaia che vota Salvini, conviene…

* * * *

Qui la finisco, anche perchè devo andare.

Come si può vedere, il problema è più complicato di quanto si pensi: ecco perchè Salvini e quelli che gli danno addosso lo vogliono risolvere, ‘puntando tutto sul rosso o sul nero’.

Ecco perchè, così facendo, loro -e sopratutto noi- non lo risolveremo mai.

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