Gira da giorni l’immagine che rappresenterebbe il modello più dettagliato di una cellula umana, ottenuto elaborando spettri a raggi X, NMR, e microscopia elettronica: questa qui sotto.
Curiosamente, assomiglia ad una Città multidimensionale, come presa da un film sci-fy: la sua complessità ed articolazione sono impressionanti.
Cosa possa pensarsi all’origine di un simile ‘reticolato’ (espressione ‘povera’ in confronto a ciò che rende la foto) farebbe già riflettere. Andando oltre -però- ci si potrebbe porre la domanda: cosa tiene insieme un simile mosaico? Quale forza o complesso, supremamente bilanciato, di forze?
La risposta, certo, va data agli scienziati: non si può non notare che in una cellula convivono molteplici omogeneità e disomogeneità; uguaglienze e diversità; uniformità e eccentricità. Di forme e sostanze.
L’immagine della città dell’uomo ritorna e, certo, perchè l’individuo è detto egli stesso ‘cellula’ di quella complessità che è la comunità.
Ma, tornando alla ‘forza’, proprio ieri -anche se non associazione a questa ‘foto’- pensavo al passo di Efesini 3,14-21.
Nell’atto di ‘piegare le ginocchia’ e contemplare la Paternità dei cieli e della terra, Paolo allude alla capacità di comprendere ‘l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità’ e, così, ‘conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza’.
L’amore di Cristo (o, se vogliamo, l’Amore) dunque si esprime nelle dimensioni, è misurabile ma -nel contempo- non lo è: perchè è sintesi di ogni assoluto dimensionale (‘altezza’,’profondità’…) e va oltre le dimensioni della realtà.
Non solo: l’Amore è conoscibile (Paolo dice che lo possiamo conoscere), ma sorpassa ogni conoscenza… Misurabilità ed immisurabilità, convivono.
Come nell’immagine di una cellula, la particelle delle vita organica, che è frutto di misure (Raggi X, microscopia) ma che -alla fine- è assemblata con un po’ di fantasia…
E se fosse questa la ‘forza’ che tiene il tutto?
La forza che rende ciò che è piccolo, realtà ma anche gesti, semplici parole, grande? La forza che può rendere profondo anche l’infinitamente semplice?


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