“o’presepe” di de magistris

Luigi de Magistris, l’ex magistrato Sindaco di Napoli, è entrato in politica con la (fu) ‘Italia dei Valori’. Una cosa un po’ fra l’illuministico e, appunto, il giacobino, tutta fatta di ragione.

In queste ore, colpisce la comparsata di ieri in TV con quella sua scrivania ‘istituzionale’, quella di Sindaco, ‘costellata’ da pezzi non sappiamo bene di quale ‘valore’, ma certamente non troppo ‘illuministico’…

Che Guevara compare due volte (forse a ricordo dell’ “equilibrio” del magistrato che fu); c’è un libro su Borsellino e l’agenda rossa (forse un’evocazione delle comparsate da Michele Santoro); c’è la barca a vela.. senza vela; e anche un Pulicinella: presumo per meglio veicolare una qualche ‘napoletanità’, troppo dissimulata -senza dubbio- dallo straordinario campionario di ‘cuorni’, di corna, fra i quali -laddove il concetto non si fosse afferrato- compare anche un ferro di cavallo.

Checchè se ne possa pensare, io sono sinceramente ammirato: il primo Giggino della politica italiana, infatti, qui non si nasconde.

Ci manda invece addosso tutto il suo ‘Pantheon’ valoriale, quasi come Mazinga ci sparerebbe ‘l’alabarda spaziale’ (o forse era quell’altro, non importa…). Ci dice chi con chi dobbiamo aspettarci di parlare, ci sbatte in faccia il suo essere napoletano.

O, forse, dissimula qualcos’altro? Nasconde ancora -dietro cotanto corname- il Servitore dello Stato, il giacobino, l’asciutto ed indefesso (che qui sta per ‘cca nisciun’è fesso’) funzionario della Repubblica.

O, forse, dissimula il suo dissimulare: in cui tutto entra e poi esce dall’immaginario del suo interlocutore, lasciandolo spiazzato. Un po’ come il gioco delle tre carte, o dei tre bicchieri, che -mentre pensi che la palla sta là- in realtà non sta da nessuna parte, o meglio, sta in tasca a chi manovra i bicchieri, tutti vuoti.

Lo ripeto, sono davvero ammirato.

E lo sarei ancor di più se de Magistris, in realtà, fosse anche lui un ‘bicchiere vuoto’.

* * * *

Le immagini che arrivano oggi sul web da questo ‘piezzo e’Napule’ si sovrappongono a quelle del sangue -di nuovo liquefatto- di San Gennaro, di cui oggi ricorre la festa.

Ditemi voi se -per tenere avvinto a sè un popolo così straordinariamente marpione, sfuggente, caleidoscopico- un Santo Patrono non avrebbe dovuto ‘inventarsi’ qualcosa di davvero strabiliante, sopratutto nella sua ripetizione, e al tempo così sfuggente e misterioso nella sua quasi pacchiana, crudissima, materialità.

E, infatti, ci riesce.

Nonostante tutti sti’ccuorni ncuollo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *