(per ora) suggestioni ‘guardiniane’

Da qualche giorno ho finito di leggere ‘Romano Guardini. Dialettica e antropologia’ di Massimo Borghesi, una sintesi del pensiero di Romano Guardini, a partire dal saggio su l’opposizione polare che è il primo abbozzo di un ragionamento durato una vita e, come dirò , non concluso, sulla coincidentia oppositorum.

Per offirne una sintesi più ampia e più profonda (partendo dai limiti dell’influenza di Guardini sul magistero di Papa Francesco: limiti di Bergoglio, intendo), una fortunata ricerca sul web mi riporta ad un articolo Padre Giovanni Scalese, che riporto nel primo commento. Esattamente il barnabita che è rimasto, eroicamente, n el martoriato Afganistan di questi giorni, assieme alla comunità cattolica di quel Paese…

Una coincidentia, a suo modo, pure questa…

La voglia di leggere di Guardini nasce dal desiderio di risalire il torrente delle mie ispirazioni -cattoliche, filosofiche e antropologiche- a partire dalla divulgazione di Messori: quindi, risalendo, da Vittorio a Ratzinger e, quindi, a Guarini.

E, risalendo, ritrovo la profondità dell’ispirazione divulgativa del mio ‘maestro’, appunto, in questa vita dedicata -fra l’altro, ma in via principale- all’et-et, un ‘segreto di Dio’, come lo chiama spesso Messori, alla complexio oppositorum, alla opposizione polare.

Ritrovo, ovviamente, Jean Guitton, cattolico perchè ‘vuole tutto’. Ritrovo l’ispirazione pascaliana. E, con la scaturigine agostiniana e il suo senso di profondi rispetto e attenzione per la vita vissuta, i richiami platonici.

Ma Guardini fu coerente nel ‘portare con sè tutta la tradizione cattolica’, incluso il tomismo: et-et per davvero, senza riserve, sconti, o tralasciamenti.

Per questo egli mi incuriosisce ed affascina: i decenni dell sua riflessione furono decenni di vita vissuta; di fede che si lascia interpellare dal suo tempo, di fede vissuta ed incarnata nella partecipazione ecclesiale.

Ma, alla fine della lettura, mi resta un senso di amaro profondo: lo spreco -che la sintesi efficace di Borghesi rende bene- di un costante attacco critico, a partire da questo cattolicesimo vivo, vitale e -al tempo- teoreticamente agguerrito, dello sviluppo del pensiero filosofico ed antropologico da Kant in poi.

Guardini andrebbe studiato e letto, infine proposto, per scansionare le mancanze, i vuoti, le deviazioni estremistiche -e, quindi, riduzionistiche- di ogni corrente del pensiero moderno e post moderno, fino ad Heidegger incluso. Guardini andrebbe proposto come antidoto, magari proprio all’interno di un insegnamento della religione cattolica che vada di pari passo con quello delle teorie filosofiche, al vagabondare al tempo titanico e tragico dellla speculazione umana, nel suo allontanarsi in ogni modo possibile dal Cristianesimo.

L’oscillazione bipolare è infatti il rimedio, la chiave di volta, di una critica coerente e profonda: di una critica che sa recuperare il buono oltre a ridurre peso e danni di ogni corrente che si faccia haerĕsis, partizione della realtà e della vita prima che di ogni complessiva prospettiva cristiana.

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