Grande ‘dolore’, frammisto a ‘rabbia’, per la decisione di Recep Tayyip Erdoğan di invadere il Kurdistan siriano.
E metaforici sputi verso Donald Trump per aver dato -a quanto pare- il via libera a quell’incomodo alleato, membro della NATO, dalla quale non mi pare che il buffo pateracchio del Governo PD-M5S abbia voluto sdegnosamente uscire dopo questa notizia…
Sia chiaro: nessun plauso né all’inaffidabile e pericoloso Presidente Turco né, men che meno, a The Donald, le cui parole di oggi fanno davvero schifo.
Ma la guerra è sempre stata così. E oggi che la parola chiave è ‘asimmetria’, mutamento continuo delle alleanze, nascondimento quasi esoterico delle intenzioni e degli interessi, non capisco davvero di quale ‘morale’, di quale ‘pace’, di quale ‘giustizia’ stiamo parlando.
Per altro, è davvero incredibile -al limite del disgusto- che invadere il suolo siriano venga considerato un atto brutale ed inaccettabile proprio da chi, anni prima, applaudiva all’invasione …del suolo siriano, solo perchè la voleva il premio Nobel preventivo Barak Obama.
E’ che stavolta nel mirino ci sono i ‘poveri curdi’, il ‘popolo senza terra’, adottato ad intermittenza dalle sinistre mondiali e, vedo, anche locali….
Sinistre, as usual, anche ‘cattoliche’.
Un poco di conoscenza della storia dovrebbe frenare questa ‘indignazione’ a difesa dei ‘poveri’, ma armatissimi, curdi, derubricandola alla semplice tristezza contro ogni violenza, almeno però in chi si professa credente nel Vangelo.
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Nel 1915, salirono al potere in Turchia i Genç Türkler, i Giovani Turchi.
Ispirati dalla mazziniana Giovine Italia (!), si proponevano obiettivi liberali e costituzionali contro il monolitismo del sultanato teocratico ottomano.
Dopo il putsch nel 1909, si proposero di centralizzare lo Stato, piallando le autonomie etniche di cui era costellato l’Impero Ottomanno.
I primi a venire investiti da questa infuocata ondata di ‘laicismo’ alla turca furono proprio i cattolici Armeni (non tutti ‘sapientoni’… ma innocenti, donne e bambini inclusi).
Ebbe così inizio -dopo una ‘prova generale’ di trentamila morti nel 1909- l’’Մեծ Եղեռն, ‘il Grande Male’, il primo genocidio che la storia moderna conosca, quello degli armeni, nel quale morirono -soprattutto sfiancati nella cc.dd. ‘marce della morte’- dalle 1.500.000 alle 1.850.000 persone per fame, malattia o sfinimento.
La storia concorda nel ritenere particolarmente sinistro ed invasato contro quegli ‘infedeli’ cattolici armeni il contributo fornito da una particolare etnia dell’Impero: quella curda.
Il territorio armeno, infatti, confinava (e confina) in larga parte (e comunque maggiormente) con il cosiddetto Kurdistan, che ha addirittura una ‘sacca’ di presenza curda attaccata alla capitale dell’odierna Armenia, Yerevan. I curdi si offrivano molto volentieri nel massacrare i cattolici armeni, facendo a gara con i ‘laici’ turchi in questo singolare e sanguinoso ‘sport deportativo’.
Senza dire che la presenza curda si estese -anche se non proprio ‘grazie’ al genocidio- oltre l’Armenia e il confine azero in quello che divenne il c.d. Kurdistan Uyezd, il ‘Kurdistan Rosso’ -la prima enclave autonoma amministrativamente sia pure in pieno regime dei soviet- del popolo curdo, voluta dai bolscevichi.
Curiosamente, a tradire i curdi allora fu… Stalin, che sciolse quel singolare e vermiglio ‘Kurdistan’ per non irritare … Turchia ed Iran.
Una cosa, però comunista, alla Trump o giù di lì, insomma…
Riassumendo, quindi: dolore e preoccupazione per il rilancio di un sultanato laicista-sunnita, inaffidabile a livello diplomatico ed aggressivo come quello di Erdoğan e per l’aprirsi di un fronte che potenzialmente potrebbe dar luogo a troppe vittime.
Ma non venitemi a parlare di ‘poveri curdi’, per favore….


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