Nel un post di un amico vedo che l’Università di Padova, pur consapevole che Galileo non ha mai pronunciato in vita sua il famoso ‘eppur si muove!’, gli associa apposta quella frase perchè -comunque- ‘rappresenta bene il personaggio’.
In un altro post di un altro amico, leggo che alcuni militanti comunisti insistono più volte nel dire che -laddove la realtà storica non sia ricostruita in ogni dettaglio- ‘è del tutto legittimo ricostruirla integralmente con una lettura ideologica’.
Così sarà senz’altro, a giudicare dal trailer de ‘I due Papi’, per la serie di Netflix ‘ispirata ad una storia vera’. Che sarebbe quella del ‘rapporto’ fra Ratzinger e Bergoglio.
Già non ci siamo: Ratzinger e Bergoglio non hanno mai avuto alcun ‘rapporto’, perchè il futuro Francesco si muoveva assai raramente da Buenos Aires. Potremmo persino dire che la sua elezione è, sostanzialmente, il frutto del fatto che ben poco si sapesse di lui quando venne eletto (e quel poco si è rivelato, per così dire, ‘mal conosciuto’).
Ma Netflix ci prova e ci gioca su, facendoci subito capire che si occuperà della ‘relazione’ fra un papa stronzo ed un papa simpatico. Per farlo basta un fotogramma, il primo: per impersonare Ratzinger hanno preso un attore uguale uguale ad… Annibal Lecter, mentre per raffigurare Bergoglio hanno preso il vero suo sosia nello showbusiness, cioè Jonathan Price.
E il trailer incede sul tema, affrontando (scorrettamente, ribaltandola) la fondamentale, vitale -per il futuro e la vita della Chiesa- questione del… colore delle scarpe del Pontefice. Il Ratzy-serialkiller-cannibale considera già una critica al suo modo di essere e di fare il papa il fatto che il Bergy-tifoso-esultante-al-bar porti le scarpe nere al posto di quelle rosse. Mentre si sà che la polemica che ha scosso pesantemente la fede di molti l’hanno impiantata i media sulle scarpe di Benedetto, che però erano rosse -nè più nè meno- come quelle del Papa buono o come quelle del Papa Santo Subito.
Insomma: l’operazione già si rivela per quello che è, una sovrascrittura, una sottolineatura del copione mediatico, nella parte in cui ha caratterizzato e continua a caratterizzare i due personaggi.
Facendo, peraltro, mezzo torto a Francesco: il quale se ne esce dicendo che -siccome abbiamo due miliardi di fedeli a cui dar conto- è meglio che si cambi registro. Insomma: il papa in motorino fra le favelas di Buenos Aires -in realtà- dovrebbe essere un’altra di quelle furbate della Chiesa per mantenersi in vita. E così viene fatto, credo almeno, un torto pure al papa simpatico che ascolta i Beatles.
Non so se la serie funzionerà: poco importa ormai un accanimento mediatico che si innesta nella diffamazione e nel dileggio continuati e continuamente ‘bevuti’.
In fondo, la gente ormai ‘ragiona’ così: per descriverti qualcosa di un personaggio storico, realmente esistito, spesso si lascia scappare il ‘sai, ti ricordi nel film su … Tizio?’
D’altra parte, per molti, anche la vita reale -come cantava Arbore- ‘è tutta un film’. perchè non dovrebbe esserlo -per ‘consolarsi’- anche quella di Ratzinger e Bergoglio?


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