So che certo l’aver escluso che, oggi, si possa parlare di ‘dittatura’ potrebbe apparire in dissonanza contro un’altra mia convinzione, che si stai formando un nuovo totalitarismo, molto diverso dagli altri, ma non meno insidioso.
Mi sorregge, in questa idea di un ‘totalitarismo senza dittatura’, di un totalitarismo che parta ed arrivi dal ripudio della forma isituzionale (dove -per ‘ripudio’- deve intendersi anche la sua strumentalizzazione più bieca), dell’ ‘incarnazione’ in un potere statuale, la lettura di Augusto Del Noce e la sua lucidissima analisi del pensiero gramsciano.
Antonio Gramsci (o, meglio, il Gramsci ‘parassitato’ da Gentile di cui ho parlato in breve, ma che Del Noce smaschera senza sconto alcuno) è il vero trionfatore dell’oggi. Probabilmente, in termini di ‘avveramento’ del pensiero filosofico e politico solo un Leo Strauss potrebbe aver avuto lo stesso successo.
Per tante cose, ma per almeno un concetto programmatico concretamente avveratosi in modo oggi devastante: Gramsci anelava che intellettuali e masse si unissero, si fondessero; che ad un movimento in discesa della cultura verso il popolo, corrispondesse un movimento del popolo verso la cultura.
La rivoluzione gramsciana, infatti, è partita dalla cultura e con la cultura si è diffusa nel popolo: la scuola dell’obbligo e la capillare occupazione degli spazi del pensiero ne sono una riprova, così come il sostanziale monopolio culturale, editoriale e massmediatico.
Il popolo si è così ‘elevato’: non è un caso che fra i più biechi rimbrotti, che capita di trovare anche in bocca anche a freschi ex lattanti, è che l’avversario sia un ‘ignorante’, un ‘analfabeta funzionale’, e via sminuendo…
Oggi la maggiore ‘resistenza’ (uso il termine non a caso) totalitaria è una ‘resistenza’ DI MASSA.
Si concretizza così il disegno egemonico: laddove queste egemonia non si accontenta delle caselle politiche, istituzionali o di potere.
L’egemonia ‘attraversa’ quello che Gramsci chiama -e che molti chiamano facendogli eco- la ‘società civile’, la sua anima.
E’ la trasposizione in termini immanentitici della Chiesa Cattolica (e della Christianitas medioevale) che Gramsci voleva ‘sostituire’.
E la cosa più preoccupante -paradossalmente- non è tanto che questa massificazione della militanza, della ‘fedeltà’, si appoggi su idee marxiste o radicali.
No: è preoccupante che anche la risposta di chi si contrappone utilizzi la ‘via egemonica’, ipotizzando una cultura, un popolo, un idem sentire anch’esso ‘rivoluzionario’, pervaso da fremiti di ‘cambiamento’.
Così ‘Gramsci (‘posseduto’ da Gentile)’ “trionfa” due volte.
Anche dentro la Chiesa, ovviamente.
Così il totalitarismo che si sta formando è bifronte, sfuggente ma -proprio per questo- compiutamente rivoluzionario, attualista, pervasivo di menti e cuori.
Un ‘totalitarismo totale’ come un carissimo ed intelligentissimo amico lo ha, molti anni fa, ‘battezzato’.


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