resta signore, per favore, su quella croce

Il momento è tale, fuori e dentro la Chiesa, da rimanere attoniti, storditi.

La sensazione che il tempo che noi abbiamo fin qui conosciuto e vissuto si stia sgretolando sotto il peso delle sue contraddizioni ed ipocrisie, al punto da doverne cercare altre -ancor più ‘elevate’ e ‘nobili’ sulla carta, ma sempre più artificiose e posticce nella realtà- per poter mantenere in piedi le sue ‘strutture di peccato’ (come le chiamava San Giovanni Paolo II).

E, sensazione nella sensazione, è che addirittura il mondo ‘viaggi comunque’ su un binario di apparenze sempre meno in grado di dissimulare crepe e marciume: è come se, ormai, non importasse neanche troppo che, qua è là, sia possibile svelare l’inganno, tanto è diffusa la convinzione che la realtà sia solo ed esclusivamente come si appare.

Questa fastidiosa e spossante impressione è ancora più evidente leggendo le cronache ecclesiali di questi giorni. Le quali esasperano un dato sempre più evidente: che la Chiesa ormai, per moltissimi, si è ridotta a ciò che si dice sulla Chiesa e nella Chiesa.

La ‘palabreria’, insomma, declinata dalla documentite postconciliare ad un oggi fatto di messaggi, tweets, discorsi e interviste. Roba più ‘immediata’ ma non meno ridondante…

Il peccato resta, ovviamente. Con la spaventosa crisi di credibilità di un organismo ecclesiale che, avendo puntato tutto sull’essere ‘credibili più che credenti’ annaspa nella sua eterogenesi dei fini.

* * * *
Arriva la festa di oggi: l’Esaltazione della Croce.

In un momento in cui la Croce, sputata o brandita come spada, rimossa o rimessa con clamore nei luoghi pubblici, i tanti che discorrono su essa, oggi tacciono.

Leggendo da qualche parte invocazioni affinchè il Crocifisso scenda da quei legni e si faccia finalmente vindice delle nefandezze che l’uomo propina al suo simile, pensavo che il rimedio è esattamente l’opposto.

Quel Cristo invitato a scendere, a ‘farcelo vedere’ di che pasta di Messia è fatto, in realtà è meglio che rimanga lì, piantatato dov’è.

Di espiare, infatti, qui nei paraggi nessuno pare averne voglia: non gli passa neppure per l’anticamera del cervello.

Anzi: non bisogna neppure porsi il problema che qualcuno paghi per qualcosa, poichè non c’è nulla per cui si debba ‘pagare’, essendo stato il peccato abolito dalla misericordia.

Non mi convince però, Signore, questa cosa.

Ragione per cui, forse, credo sia meglio che Tu rimanga lì appeso a pagare, per noi.

Non si sa mai, ci stessimo sbagliando ancora una volta…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *