Grande scialo di ‘presepi in barca’, quest’anno, con salvagenti al posto delle greppie e, non potendo infilare piscine nelle piazze o -peggio- nelle chiese, cartoni o stoffe azzurri a simboleggiare flutti e marosi…
Il bue e l’asinello sono, nel mentre, probabilmente annegati.
Ma non manca, attorno alla ‘Sacra Migrante Famiglia’, una certa fauna, rigidamente marina, di stoccafissi e, sopratutto, di squali…
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Ho deciso, dopo aver scritto dei meccanismi sostitutivi della vittima sacrificale, che -però- va benissimo così!
Perchè il cristianesimo cattolico, mal prestandosi ad essere ribaltato (poichè il risultato suona innaturale e, alla fine, stufa), invece è sempre capace di ribaltare, di mandare a gambe all’aria i tentativi di manipolarlo, di strumentalizzarlo, di digerirlo con salse e intingoli ideologici e sentimentaloidi.
E, allora, sì: vadano pure per mare, Giuseppe, Maria e il Bambinello!
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Perchè è ‘mare’ la liquidità di cui è fatto il nostro reale.
A partire dall’identità umana, salendo a quella familiare e sociale e pure quella politica.
E’ ‘acqua salata’ (pietra di paragone per il grado di stupidità umana, in un’espressione siciliana: ‘si cchiù stupitu ri…”), tutta questa indistinzione, questo starci tutto bene e al tempo tutto male, questa superficialità, questo marasma di messaggi.
E, come nel mare aperto, tutto intorno è un orizzonte infinito che, senza la terra ferma dietro, perde tutta la sua poetica attrattiva, e diventa un inesorabile mancanza di meta dove posarsi; diventa disperazione di qualsiasi salvezza.
Come nel mare aperto, veniamo sballottati.
Come nel mare chiuso, ristagnamo immersi nel fetore di acque che imputridiscono.
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Su questo maremagnum naviga oggi la barchetta con Gesù appena nato: non sta in un posto, si muove sempre.
Ed è davvero più difficile da trovare, dovendoci andare per mare. Dovendo nuotare a fatica, rischiando di annegare…
Ben venga, allora, la barchetta sulla quale salire e restare uniti alla Sacra Famiglia, se tutto intorno e solo questo immenso mare…


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