Scivola via il mese mariano per eccellenza, mentre il mondo -compreso certo cattolicume troppo sbilanciato, almeno dagli anni ’60- si sforza di tirare per la veste anche la Madre in qualche ‘militanza’ dell’oggi, dell’ieri e dell’altro ieri.
Ma Lei -che da ‘Nemica di ogni eresia’ è anche ‘Nemica mortale di ogni ideologia’- non si lascia arruolare da nessuno, preti inclusi.
Intanto, a rigor di agenda (non solo liturgica), emerge che la vigilia di queste ‘benedette’ Elezioni europee, sarà un sabato ed un venticinque del mese mariano. Il sabato è il giorno mariano di ogni settimana; il venticinque è il giorno mariano per eccellenza. Il tutto, come detto in un mese mariano.
Se qualcuno, insomma, volesse meditare ‘religiosamente’ sul da farsi domenica, saprà bene da Chi farsi ispirare: peraltro, non solo il sabato è il giorno del c.d. ‘silenzio elettorale’ (e, si sà, la Madonna è la Donna del silenzio per eccellenza), ma il voto sarà associato alle insegne di quella bandiera che, come sanno anche le sedie, porta sul campo azzurro le dodici stelle che l’iconografia dell’Apocalisse associa al Diadema della Donna per eccellenza, cioè proprio Costei.
Tassello su tassello, si erge insomma -discreta as usual ma non meno grandiosa- una Presenza che, non a caso, molti vogliono -più o meno consapevolmente- avvilire.
A cominciare dai cosiddetti ‘fratelli’ separati, che agitano una bandiera con la Nostra immiserita in un’icona a forma di vulva: una porcheria degna delle miseria intellettuale e spirituale a cui si è ridotto certo mondo protestante, più o meno istituzionalizzato. Mondo che poi vorrebbe farci le prediche sul ‘ruolo della donna’, sul ‘sessismo’, sulla ‘dignità femminile’ e che però riduce la Madre del Cristo all’organo sessuale.
O continuando con la geolocalizzazione e storicizzazione forzata di Maria a ‘donna palestinese’: una furbata ricca di doppiezza pretesca. Perchè Maria è sì Regina della Palestina, come si può vedere dall’immagine della foto, ma della Palestina d’allora, non della Striscia di Gaza o di Hamas. Ella è il Ponte -quello vero- fra Antica e Nuova Alleanza, il Fiore purissimo d’Israele e, se proprio la volessimo connotare territorialmente (non avendo Ella più casa se non in un Luogo ed in un’Eternità dalla quale Lei raggiunge tutto e tutti), dovremmo farla stare in Galilea, in quella Nazareth che sta al nord della Terra Santa e che poco ha a che fare con il sud Filisteo.
La ‘piazzano’ anche come ‘immigrata’: Lei che si spostò solo per le esigenze del Figlio (per salvargli la vita in Egitto e per seguirlo sotto la croce), non certo per cercare fortuna. Stava benissimo a Nazareth col marito e il ‘pargolo’ che, peraltro, non s’allontanò da lì se non compiuti i trent’anni (un’età che un Padoa Schioppa del tempo definirebbe da ‘bamboccione’).
Tutti sanno, ‘sta Maria, che cosa avrebbe voluto o fatto, ben pochi se ne curano davvero. Nè, men che meno, ne considerano l’universalità, l’irriducibile grandezza.
Che supera di anni luce le nostre postomoderne miserie e avvilenti lotte.


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