L’amico Claudio mi segnala questo articolo che, limitandosi a prendere atto di ciò che solo un cieco non vedrebbe, accenna a questo woke capitalism.
Vediamo di ragionarci un po’ sopra, abbozzando qualche appunto.
I. La prima suggestione è questa: l’idea che sia opportuno e indispensabile produrre -con simili strategie- un ‘contesto’, un ‘ambiente’, un ‘climax’ permanente, nel quale ‘immergere’ i destinatari del messaggio.
In questo l’esperienza dei social media si è rivelata illuminante: l’immersione di un numero sempre maggiore di contenuti nelle piattaforme digitali è funzionale all’aumento del tempo di permanenza del soggetto all’interno delle stesse e, quindi, alla concentrazione -sempre nella piattaforma- dei messaggi pubblicitari.
Mi spiego: Amazon ha acquistato diritti di alcune competizioni sportive, anche il campionato, certo per l’ascolto, ma anche perchè l’evento -attirandoti DENTRO la sua piattaforma- ti isola da ogni altro ambiente, contesto (digitale o meno) esponendoti solo ai messaggi che Amazon vuole propinarti.
Lo stesso vale per ogni tipo di piattaforma, inclusa questa.
Tornando al woke capitalism, la promozione di un’omologazione ideologica, sociale o antropologica (peraltro spacciata come promozione e tutela delle diversità….) persegue lo stesso fine: va reso pervasivo, penetrante, insesorabile e quasi impossibile da sfuggire il contesto in cui immergere il maggior numero di destinatari dei messaggi.
II. Questo ci porta a considerare l’unanimismo -per certi versi spaventoso, anche se, alla luce di quanto dirò, forse un po’ meno- con cui i maggiori attori dello scenario economico -a cominciare proprio dagli attori mediatici- propalano simili ideologie.
L’unanimismo è un chiaro sintomo di un vero e proprio cartello che, probabilmente, più che l’esito di un complotto sui contenuti, è il frutto della consapevolezza comune che CONVIENE A TUTTI creare e rendere sempre più espansivo questo contesto, affinchè ciascuno ne abbia beneficio prima di tutto economico e in termini di resa immediata, di guadagni.
III. Questo ci porta ai contenuti. Il contenuto è esso stesso un mezzo: parafrasando McLuhan, il messaggio è il mezzo. La spinta verso una ipertrofia dell’individuo, verso un sempre più crescente ampliamento -a partire dal piano dell’autopercezione di sè e delle proprie possibilità o potenzialità- dell’individuo, è funzionale non solo al suo isolamento, ma anche all’ampliamento delle possibilità di vendita di beni e servizi che, altrimenti, non sarebbero stati mai presi in considerazione.
Nike ha pubblicizzato un mondo in cui, immersi in una città fatta solo di campi di calcio, tutti giocano assieme, ragazzi e ragazze, razze ecc.: un mondo spensierato, libero, privo di confini, unito dalla potenza del gioco, dalla sua capacità di determinare evasione dai problemi e dalle angosce spicciole o grandi.
Così, le più scarpe da calcio potranno essere vendute alle ragazze, anche perchè esse non dovranno cercare molto, come in passato, potendo giocare anche con e contro i ragazzi.
Naturalmente, fra i ‘servizi’ da vendere ci saranno sopratutto quelli che, per l’individuo ipertrofico, senza limiti, che può essere ciò che vuole, ci sarà l’imbarazzo della scelta: dal forno per diventare pizzaioli in casa, al cambio di sesso; al figlio ‘gestato’ da altri per diventare padre senza una madre in mezzo ai piedi.
IV. Un’ultima suggestione. L’apparire sempre più diffuso di narrazioni a sfondo satanico, da quelle allusive a quelle più o meno ingenuamente esplicite, è ovvio costituisca motivo di preoccupazione fra i credenti.
Ma bisogna, credo, saper ragionare -per capire- anche da non credenti: l’archetipo satanico è assolutamente funzionale alla propalazione del modello di homo novus, di transumano, di individuo proteso in un oltre il sè, di libertà assoluta dalla regola che, col solo suo esistere, è opprimente.
Il fatto che esso si diffonda ‘apertamente’, quindi, ‘serve’ a motivare l’istinto di ribellione: l’uomo ipertrofico è, infatti, chiamato a trascendersi (dal tempo, dallo spazio) in ogni momento. Ad assumere, liquidamente, diverse identità.
A ribellarsi a sè stesso, anzi al suo sè stesso dell’attimo prima.
Il che non rende certo meno ‘satanico’ questo crinale, anzi.
Purtroppo.


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