Un reel di un pezzo d’intervista a Roberto Vecchioni che parla delle perdita del figlio e di ciò che darebbe per rivedere sul volto di sua madre il sorriso, andato perduto con lui.
Il dolore del padre che perde un figlio è il solo dolore che la divinità, in sè stessa, abbia provato: non quello del genitore, dell’amico, del coniuge. Quello del Figlio.
Il dolore peggiore che un essere umano potrebbe provare, Dio Padre deve averlo provato.
Si potrebbe dire che -a fronte dei dolori profondissimi ed infiniti del Figlio durante la Passione- il Padre sia stato anche lui ‘chiamato a soffrire’, nel modo ‘qualitativamente’ peggiore.
In questo -però- il Padre non è rimasto ‘solo’: sullo sfondo della vicenda i cui echi si estendono nell’Eternità stessa, s’intravede una ‘compagna’ il cui cuore -tutto umano- è attraversato dalla spada di questo ‘peggior dolore’.
Insieme alla Divinità, insomma, rimane trafitta l’umanità ed esse si fanno compagnia anche nel patimento della perdita.
L’uomo non è più solo di fronte alla morte.
Ma neanche Dio.


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