L’improvvisa ‘consegna’ al Padrone della Messe dell’anima di Papa Francesco merita più di una riflessione che, a Dio piacendo, non mancherà nei prossimi giorni.
Ho già scritto altrove che la morte il 21 di aprile -il dies natalis della Città Eterna- di un Papa che ha voluto fortemente farsi chiamare solo con l’appellativo di ‘Vescovo di Roma’ già proietta un messaggio che meriterebbe, da solo, un po’ di tempo.
A partire da quello che ha già scritto, da par suo, Francesco Colafemmina (vedi il primo commento).
Da ieri, direi anche giustamente, tutti riflettono sulla persona di Francesco, sul suo complesso e complicato operato, determinadosi in mortem ciò che papa Bergoglio ha finito per ispirare durante il suo pontificato: una profonda, articolata e centrifugata divisione, ai limiti della frammentazione, dietro una abbagliante apparenza di unanimità mediatica.
Tuttavia, venuto meno il provvisorio nocchiero a cui essa è stata affidata, resta sempre il fatto che la Barca della Chiesa continua la sua navigazione attraverso i marosi della storia di tutti e di ciascuno dei suoi componenti.
Nell’episodio evangelico della passeggiata di Gesù sulle acque del Lago di Tiberiade è Simon Pietro l’unico discepolo che, quasi senza pensarci, si lancia sulle acque per raggiungere il Maestro, scambiato dai viaggiatori per un… fantasma.
La barca, coi discepoli, resta ‘incustodita’, mentre i due ‘calpestano’ la superficie dell’acqua, ma il vento contrario, che aveva bloccato la barca, impaurisce Pietro il quale comincia a sprofondare.
Salvato e… rimproverato il primo Papa, il Cristo sale sulla barca, la quale -cessato il vento- riprende speditamente il suo viaggio verso Betsaida (la cui collocazione geografica è al limite estramo nord dei confini delle terre del regno d’Israele: una ‘periferia’, si direbbe oggi…).
Pietro affonda non appena pensa che galleggiare dipenda da lui e dalle ‘circostanze’. Con il Cristo ‘a bordo’, passeggiata e navigazione, sono e saranno sempre tutt’altra cosa.
Pertanto l’unica e sola ‘preoccupazione’ sarà, per me, solo questa: saperlo quanto meno nei paraggi, evitando, per quanto possibile, di scambiarlo per un ‘fantasma’…
(Post su Facebook del 22 aprile 2025)


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